Nino Boeti (PD): “I giornali locali sono indispensabili”


Continua la campagna nazionale “Meno giornali meno liberi” per scongiurare la chiusura di più di duecento testate italiane, in difesa della pluralità di informazione, elemento che contraddistingue i moderni paesi civili da quelli invece controllati da governi dittatoriali, più o meno manifesti.

Prosegue anche la campagna “Luna Nuova il nostro giornale” che intende portare all’attenzione dei lettori la necessità di difendere il diritto ad un’informazione libera e imparziale. Luna Nuova è un bene che appartiene al territorio e ai suoi abitanti, proprio a coloro che sono i protagonisti delle sue pagine. Diamo quindi spazio ai volti e alla voce dei cittadini, alle personalità che li rappresentano, del mondo della politica e del lavoro, della vita culturale e sociale. Abbiamo chiesto un contributo alla riflessione sull’argomento a Nino Boeti, vice presidente del Consiglio regionale del Piemonte ed ex sindaco di Rivoli.

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Vice presidente Boeti, non crede che il ruolo dei giornali locali sia insostituibile nel panorama italiano dell’informazione? Chi se non l’informazione locale può dare voce alle realtà associative, politiche, culturali, sportive, delle periferie urbane come dei piccoli centri montani?

“Sì, credo che i giornali locali siano indispensabili per dare voce alle piccole realtà territoriali, ai cittadini comuni, alle loro iniziative. Danno voce anche a quella politica fatta dai consiglieri comunali, dagli assessori, dai sindaci, soprattutto nei piccoli comuni che non trovano spazio, con le loro iniziative, sulle testate nazionali. Molti di loro hanno avuto proprio tramite Luna Nuova, la possibilità di dare rilievo al loro impegno e alla loro capacità di lavorare per le loro comunità. Io stesso faccio parte di questi amministratori.”    

Non ritiene, come sostengono molti, che il pluralismo dell’informazione sia un “bene comune” da salvaguardare?

“È sicuramente vero. Credo che alla base di un paese democratico ci debba essere la possibilità del confronto, l’opportunità del dialogo, il gusto di esprimere il proprio pensiero ed il piacere di ascoltare quello degli altri. Ancora più che le testate nazionali, i giornali locali, quasi mai legati ad un partito piuttosto che ad un altro, sono testimoni e garanti di questa opportunità”.

L’editore di Luna Nuova è una cooperativa di giornalisti non profit: quale migliore garanzia verso i lettori?

“Appunto, come dicevo prima, non essendo finanziati da investitori nazionali legati ad un partito, i giornalisti di una testata come Luna Nuova non solo possono esprimere liberamente il loro pensiero, ma soprattutto possono consentire ai cittadini di esprimere liberamente il proprio”.

Piccoli giornali, con bacini di utenza circoscritti, non hanno la possibilità di accedere a grandi risorse e rischiano di morire stritolati da pochi grandi gruppi editoriali. Come avviene in tutta Europa, anche in Italia lo Stato deve intervenire in loro difesa?

“I giornali locali sono vissuti spesso anche grazie all’opportunità offerta dalla pubblicità locale. Oggi la crisi economica ha ridotto di molto questa possibilità e il numero delle copie vendute forse non è in grado di tenere i conti in pareggio. Ci sono due possibilità: o i giornali locali chiudono – e questo sarebbe veramente grave! – o lo Stato, in qualche modo, deve contribuire a garantirne la sopravvivenza mediante contributi. In fondo è come se il contributo andasse ai cittadini normali, quelli che pagano le tasse, e che di tanto in tanto diventano, grazie ai giornali locali, anche loro protagonisti con le loro iniziative nei luoghi in cui vivono con le loro famiglie, con le loro associazioni, con le loro società sportive, con le iniziative culturali.”

Se lo Stato non intervenisse, il mercato dell’informazione cartacea rimarrebbe in mano a pochi potenti. Con quali rischi per la democrazia?

“Abbiamo visto quello che è successo in Italia negli ultimi vent’anni. Un editore televisivo e padrone di giornali è stato protagonista politico di rilievo nazionale nella vita del Paese. Certamente aveva anche doti personali, affabulazione, capacità di convincere, ma gli strumenti di comunicazione, in particolare, hanno rappresentato per lui un veicolo straordinario. Questo è il pericolo di un’informazione condizionata e a senso unico perché i giocatori in campo non ci mettono solo la squadra e il pallone ma anche l’arbitro. Non esiste democrazia senza pluralismo”.

Lei se la sente di sostenere la campagna nazionale “Meno giornali meno liberi” attuando un’azione di lobbing assieme ad altri politici sensibili a questo tema?

“Sì, sono disponibile e credo che all’interno del mio partito ci siano molte persone disponibili a sostenerla. Si tratta certamente di una questione nazionale ma considerato che all’interno del Parlamento, soprattutto nel PD, ci sono molti parlamentari che provengono da esperienze amministrative locali, penso che tutti si rendano conto dell’importanza di questo sostegno”.

(Fonte: Marina Ricchi, Luna Nuova 6 marzo 2015)

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