Il Sindaco di Avigliana, Angelo Patrizio: «Sostenere i giornali per il bene futuro del paese»


di Marco Giavelli, da “Luna Nuova” del 20 marzo 2015

angelopatrizio
SESTA puntata con le interviste a personalità della politica, della vita culturale e sociale del nostro territorio, a cui chiediamo di contribuire alla campagna “Meno giornali meno liberi”, avviata a livello nazionale da giornali non profit, associazioni di categoria e sindacati (Aci, Mediacoop, File, Fisc, Fnsi, Articolo 21, Slc-Cgil, Anso e Uspi) per salvaguardare il pluralismo dell’informazione ed avviare la riforma del settore dell’editoria. Ad oggi si tratta di scongiurare la chiusura di 200 testate e la definitiva perdita di un patrimonio unico di notizie locali. Abbiamo chiesto di esprimere la sua opinione al primo cittadino di Avigliana, Angelo Patrizio.

Sindaco, non crede che il ruolo dei giornali locali sia insostituibile nel panorama italiano dell’informazione? Chi se non l’informazione locale può dare voce alle realtà associative, politiche, culturali, sportive, delle periferie urbane come dei piccoli centri montani?

«I giornali locali sono uno specchio nel quale il territorio si riflette. I cittadini percepiscono, attraverso il racconto giornalistico, il valore più vicino e tangibile dell’informazione, quello capace di suscitare maggiore curiosità o interesse nel lettore grazie ad un suo coinvolgimento certamente più diretto e immediato. Ciò favorisce l’attivazione di processi di valutazione critica o di identificazione altamente significativi. Una notizia “distante” è certo meno verificabile rispetto alla cronaca che trova spazio sui giornali locali. L’interpretazione giornalistica di eventi dei quali il territorio e i suoi abitanti sono stati direttamente protagonisti induce infine chi scrive ad essere più aderente alla realtà, proprio in quanto la notizia è più facilmente verificabile o discussa attraverso gli spazi dedicati alle opinioni. Si tratta, a mio avviso, di condizioni di partecipazione democratica diffusa irrinunciabili che alimentano la consapevolezza e la crescita culturale complessiva della popolazione. Penso all’importanza dell’informazione sulla realtà amministrativa locale, sulle scelte importanti che toccano direttamente interessi e sensibilità della popolazione, alla possibilità di conoscere e condividere i fatti e le loro implicazioni. Infine la stampa locale è preziosa perché facilità modalità di fruizione della notizia diciamo più “lente”, vicine alla dimensione famigliare, rispetto alla velocità della rete informatica o televisiva, alle quali siamo già ampiamente abituati».

Non ritiene, come sostengono molti, che il pluralismo dell’informazione sia un “bene comune” da salvaguardare?

«Un pluralismo di qualità fa crescere la capacità di confronto, valorizza le diversità, facilita la tolleranza e l’integrazione ed aiuta a costruire valutazioni di sintesi individuali fondate e motivate e non generiche e qualunquistiche. Orientare le scelte dei cittadini, rendendoli attivi e consapevoli, è un dovere che discende dallo stesso dettato costituzionale che rappresenta il “bene comune” per eccellenza».

L’editore di Luna Nuova è una cooperativa di giornalisti non profit: quale migliore garanzia verso i lettori?

«Ho già detto del rapporto più dialettico con il territorio che il giornalismo locale realizza. A questo si aggiunga la libertà e l’autonomia di cui beneficiano gli operatori dell’informazione locale, seppure nella precarietà dovuta alle difficoltà economiche, in termini di scelte. Ancora una volta è la piccola dimensione che si propone come “lieve antidoto”, non certo come alternativa, alla grande dimensione dell’informazione nazionale, dove prevalgono gruppi di potere economico che orientano pesantemente l’opinione pubblica e le scelte generali del paese. Ancora una volta, un sistema capillare e più rappresentativo delle realtà locali rappresenta una ricchezza in termini professionali grazie ad una indipendenza che va a vantaggio dei cittadini e del loro diritto all’informazione».

Piccoli giornali, con bacini di utenza circoscritti, non hanno la possibilità di accedere a grandi risorse e rischiano di morire stritolati da pochi grandi gruppi editoriali. Come avviene in tutta Europa, anche in Italia lo Stato deve intervenire in loro difesa?

«Sarebbe grave impoverire il tessuto informativo del paese mettendo in discussione le piccole realtà giornalistiche locali, in modo particolare in questo momento di grave crisi economica che impone grandi scelte, condivisione e creazione di consenso su basi oggettive e non demagogiche. Penso che quanto prima il parlamento debba farsi carico di questo problema. Stare in Europa, tra l’altro, significa anche mettersi al passo circa i diritti, le libertà di espressione e di cittadinanza attiva, investendo le risorse necessarie al mantenimento di servizi territoriali d’informazione adeguati ed efficienti».

Se lo Stato non intervenisse, il mercato dell’informazione cartacea rimarrebbe in mano a pochi potenti. Con quali rischi per la democrazia?

«Se restassimo prigionieri di un dualismo tra la marea informativa della rete, con tutti i suoi limiti qualitativi ma anche di accesso per una parte ancora importante della popolazione, e la carta stampata in mano a pochi potentati economici, dovremmo seriamente preoccuparci. Sarebbe come cancellare improvvisamente le realtà amministrative locali dalla geografia politica, creando un distacco ancora maggiore tra il paese legale e il paese reale. Si alzerebbe il rischio di manipolazione del consenso e prolificherebbero le dinamiche sociali anche più incontrollate con rischi seri per quel delicato equilibrio tra libertà personale e collettiva che deve realizzarsi nell’esercizio della democrazia».

Lei se la sente di sostenere la campagna nazionale “Meno giornali meno liberi” attuando un’azione di lobbing assieme ad altri politici sensibili al questo tema?

«Assolutamente si, convinto di fare un servizio all’informazione locale ma anche al futuro di questo nostro tormentato paese».
Luna Nuova 20 marzo 2015

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