Calari (Alleanza Cooperative Comunicazione): «Decisivo per l’editoria cooperativa e non profit l’incontro del 28 aprile» 2


Intervento di Roberto Calari – Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione

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Siamo ormai a poche ore dall’avvio del Tavolo per la proposta di Riforma dell’intera filiera editoriale convocato per il 28 aprile prossimo dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la presenza annunciata del sottosegretario Luca Lotti.

Una scadenza importante e fortemente voluta da tutte le associazioni e le realtà dell’editoria nell’ottica di dare un assetto stabile e definitivo per i prossimi anni ad un sistema dell’informazione nel quale sia riaffermato il ruolo del pluralismo: un ruolo che le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso di insediamento davanti al Parlamento, aveva sottolineato e che nel settantesimo anniversario della liberazione del Paese dal Nazifascismo, assume un ulteriore significato, come parte di quei valori fondanti della Carta Costituzionale che andrebbero affermati e promossi con la necessaria determinazione.

Ci si avvicina a questo momento di confronto, quindi, insieme con speranza e preoccupazione.

Da un lato, quello della speranza. Vi sono, infatti, sia i ripetuti impegni da parte del Governo (grazie ad un importante lavoro del sottosegretario Lotti e dei suoi collaboratori) per dare soluzione alle conseguenze altrimenti nefaste prodotte dal recente taglio delle risorse 2013 e dalla mancata indicazione delle risorse disponibili per il 2014; sia la forte volontà da parte di tutti i soggetti attivi nella filiera dell’editoria di contribuire attivamente, con idee e proposte, ad una Riforma complessiva del settore. Una Riforma che, se impostata con il più ampio confronto con i diversi soggetti dell’editoria, potrebbe essere di portata “storica”.

Dall’altro lato, però, quello della preoccupazione, vi è, ancora oggi, l’attesa di capire se si perverrà alfine, dopo tanti rinvii del problema durante il percorso parlamentare, ad una soluzione adeguata e immediatamente praticabile per gli oltre duecento giornali editati da cooperative e da altre realtà non profit che insieme rappresentano la voce indipendente, a volte unica, di tanti territori o realtà sociali.

Si giunge, infatti, a questo appuntamento, senza risposte chiare e si è consapevoli che, senza un’adeguata integrazione delle risorse a disposizione, chiuderanno moltissime testate e si perderanno migliaia di posti di lavoro.

È appena il caso di sottolineare che la situazione sconta già drammaticamente il taglio avvenuto ex post ai contributi diretti all’editoria 2014, relativi agli esercizi 2013: le risorse erogate sono risultate, infatti, pari solo al 56,7% del reale fabbisogno documentato per le imprese di cui al comma 2 della legge e ad appena il 28,3% del fabbisogno per le imprese di cui al comma 3.

Per capire poi l’impatto potenziale per il pluralismo nel Paese dell’eventuale, malaugurata inadeguatezza delle soluzioni che verranno annunciate il 28 aprile, è utile sottolineare che il Paese si troverebbe in una situazione nella quale scomparirebbero dal “mercato”, in poco tempo, un numero di copie annuali di giornali pari a quelle rappresentate da Corriere della sera, Repubblica e Stampa.

È utile ricordare, poi, a chi legge che tutte le associazioni dell’editoria hanno chiesto e chiedono nella Riforma regole selettive e trasparenti, a partire da quelle già importanti di oggi, in base alle quali le testate giornalistiche cartacee, quelle on line, le agenzie di stampa, così come le radio e le tv che producono contenuti informativi, possano essere destinatarie di contribuzione pubblica per una parte ben definita della propria attività, in una logica assolutamente trasparente, puntualmente documentata e verificata da organi preposti al controllo. La tutela del pluralismo richiede che esso non sia lasciato solo, completamente, al mercato ma che l’intervento selettivo e mirato dello Stato sia in grado di integrare l’indispensabile capacità di produrre informazione indipendente da parte di soggetti imprenditoriali che operino professionalmente, nel rispetto delle leggi e dei contratti, senza logiche di profitto e con responsabilità sociale per affermare il diritto ad un racconto plurale delle realtà territoriali e sociali del Paese.

Come detto mancano solo poche ore all’incontro del 28 Aprile a Roma. Esso precede di poco la scadenza per l’approvazione finale da parte dei consigli di amministrazione delle cooperative e delle altre realtà non profit dei Bilanci 2014, che devono obbligatoriamente conoscere il valore dell’intervento pubblico riferito a quell’esercizio.

È auspicabile che il Governo voglia tener fede agli impegni assunti nei positivi incontri di questi mesi e ribaditi anche nella recente lettera di intenti a noi inviata dal sottosegretario Lotti e che voglia assumere i provvedimenti urgenti necessari per risolvere tale situazione: provvedimenti che diventano indispensabili per avviare il percorso di una Riforma utile alla quale tutte le realtà della filiera editoriale vorrebbero poter contribuire attivamente.

 


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2 commenti su “Calari (Alleanza Cooperative Comunicazione): «Decisivo per l’editoria cooperativa e non profit l’incontro del 28 aprile»

  • Pietro Caruso presidente dell'Associazione Stampa Forlivese, socio di Cega, giornalista professionista

    E’ sacrosanta l’attesa fra speranza e rischio di Roberto Calari, presidente di Mediacoop e pro-tempore dell’Alleanza Italiana Cooperative – Comunicazione che associa nel settore anche Confcooperative e Agci oltre che Legacoop. Domani è davvero l’ultima data possibile per dare una risposta alle aziende cooperative editoriali e non profit che danno vita a quotidiani, periodici, agenzie che rappresentano gran parte del pluralismo culturale, religioso, sociale ed economico italiano.
    Io che ho seguito passo dopo passo da 6 mesi questa vicenda sia come sindacalista dei giornalisti a livello locale, sia come socio di una cooperativa editoriale, sia come giornalista nella delicata fase del pre-pensionamento sono molto preoccupato per la scarsa attenzione con la quale è stata affrontata una situazione che, fin nella legge di stabilità poteva essere risolta. E a quanto mi risulta dopo la carta stampata soprattutto locale tocca all’emittenza televisiva privata locale affrontare un altro vero timore di scomparsa.
    La speranza è sempre ultima a morire, ma il rischio della prossima chiusura di tante aziende editoriali sarebbe irresponsabile da parte del Governo e metterebbe anche la parola fine al Fondo per l’editoria (anche ai suoi dirigenti e funzionari).
    Non credo che una quota di finanziamento pubblico sia pure ridotto metta in crisi lo Stato che ha affrontato e continua ad affrontare finanziamenti in settori dove l’occupazione è ristretta e ci sono tanti esempi di malagestione. Oggi chi è rimasto sul campo, dopo i tagli 2011, 2012 e 2013 forse non avrà grandi risorse per innovarsi è vero, ma certo costituisce un esempio di presenza nell’informazione tutt’altro che trascurabile. Essere ciechi o inerti di fronte alla chiusura di testate, agli stati di crisi, alle disoccupazioni non fa onore ad un Governo che invece della riforma si troverebbe ad essere la scure definitiva su un settore che esiste dal 1990 e in molti casi con testate che risalgono addirittura a due secoli fa. Facile immaginare quale immagine accanto all’orgoglio dell’Expo 2015 ne risulterebbe.