Verducci, vicepresidente commissione di vigilanza Rai: «Tutti dovranno arrivare in piedi alla riforma»


L’intervista Francesco Verducci, senatore Pd, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai. L’iter è approdato in Commissione a Palazzo Madama. “Qualche aggiustamento è ancora possibile”

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di Pier Francesco Bellini – direttore La Voce di Rovigo

“Puntiamo molto su questa riforma che può finalmente rimettere il settore in condizioni di solidità”.

Il settore in questione è quello dell’editoria. A parlare invece è uno dei parlamentare che da tempo si occupa dell’argomento: il senatore del Pd Francesco Verducci, marchigiano, vicepresidente della Commissione di vigilanza sulla Rai ma anche professore di Sociologia dei fenomeni politici e Comunicazione politica all’Università degli studi di Macerata. Uno del settore, insomma.

Senatore, dopo l’approvazione alla Camera la riforma dell’editoria è finalmente arrivata al Senato…

“Sì, il lavoro è già iniziato in Commissione, anche se i tempi non sono stati calendarizzati. Non prevedo comunque tempi lunghi, anche se è un tema che va approfondito con grande attenzione”.

Approfondito in che senso, scusi?

“Io sono convinto, e lo dico molto francamente, che sia nostro compito fare in modo che tutti i soggetti interessati arrivino ancora vivi e in piedi al momento di entrata in vigore della Riforma. Una riforma attesa da tanto tempo, tra l’altro. Perciò durante l’iter al Senato dovremo fare in modo che tutte le voci del territorio, e in particolare quelle più piccole che già sono in situazione di difficoltà, abbiano la possibilità di continuare la propria attività fino al giorno di avvio della Riforma”.

Fuor di metafora, questo significa che c’è ancora spazio per qualche emendamento e per qualche aggiustamento in corsa? Insomma, per dirla un po’ in politichese, che non ci troviamo di fronte ad un testo blindato?

“Sì, penso che a partire dal lavoro in Commissione ci sarà un confronto per vedere se è possibile qualche aggiustamento ulteriore rispetto al buon lavoro che ci sè stato trasmesso dalla Camera”.

Secondo parecchi osservatori, uno dei punti critici di questa riforma sta nell’eccesso di delega attribuito al governo, che equivale ad un rischio per le imprese che potrebbero trovarsi in balìa dei cambiamenti di esecutivo…

“Questa è una riforma che una volta a regime deve avere come suo punto centrale la certezza delle risorse per le imprese editoriali che saranno ammesse a goderne. Penso che per tutti queste certezze siano un punto fondamentale; una garanzia a fronte di spese e di investimenti. Un concetto più generale però vorrei aggiungerlo. Posso?”

Prego…

“Quella approvata alla Camera e che sta prendendo corpo al Senato, da qualunque punto di vista la si voglia guardare, sarà una riforma fondamentale per l’intero settore. Una riforma chiara, basata su numeri certi e non aleatori, ma anche sulla tutela e la regolarità dell’occupazione. Mi sembra un passo in avanti importante”.

Non voglio fare il guastafeste, ma in realtà qualche dubbio sulle risorse e sui tetti massimi rispetto ai ricavi ci sarebbe ancora…

“Io non faccio parte della Commissione che si occupa direttamente del testo. Comunque, visto anche il mio passato e i miei interessi culturali, ne seguo l’iter con attenzione, e mi sento di dire che una volta approvata sarà un grande passo in avanti. E questo senza entrare per il momento su argomenti specifici… Una cosa però la ripeto: questa riforma dovrà garantire la certezza delle risorse, cosa che fino ad oggi non è sempre stata così… sicura”.

Facciamo così, se io dico “Riforma dell’editoria”, qual è la prima cosa che le viene in mente?

“Mi vengono in mente i territori locali, le piccole testate che operano in provincia. Qui in Polesine dove ci troviamo oggi, così come nelle mie Marche, le voci delle comunità locali e le cooperative che operano nell’editoria sono una delle vere forze del territorio, e sono decisive non solo per l’informazione che forniscono ma anche per la coesione sociale e la crescita delle singole comunità. Per questo credo che una Riforma dell’editoria andasse fatta, e fatta bene, mettendo un punto fermo sui doveri di chi ne usufruisce, ma anche sul diritto degli stessi ad avere una certezza sulle risorse”.

Senatore, ci sentiamo durante l’iter parlamentare per verificare queste sue rassicurazioni?

“Certamente”.

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*direttore.ro@lavoce-nuova.it

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