Un convegno, una storia, tante storie


Un convegno, quello di Forlì di venerdì 2 dicembre, necessario e doveroso in primo luogo per riconoscere i meriti a chi ci ha messo la faccia, partendo dall’onorevole Roberto Rampi, relatore alla Camera di una riforma che dal 15 novembre è legge. Ma è stato anche un momento di confronto perché la riforma da sola non basta a far ripartire un settore che soffre di una crisi strutturale e congiunturale senza precedenti.

Servono idee e investimenti, serve coraggio, la voglia di rimettersi in discussione, ma serve anche, se non soprattutto, un pizzico di tranquillità. Quello che è mancato in questi ultimi cinque anni. Ecco perché la riforma andava fatta, perché bisogna garantire un sostegno certo alle cooperative editoriali, che si traduce in uno spazio temporale minimo per una ristrutturazione industriale profonda.

Foto: Fabio Blaco

Foto: Fabio Blaco

Una storia. Quella di Legacoop, in questo caso Romagna, che più di tutte si è spesa e si è battuta. Lo ha fatto per difendere le sue cooperative ma lo ha fatto per tutti noi perché un settore così delicato non può essere determinato dalle leggi di mercato. E ancora una volta emergono valori come la solidarietà, senso di responsabilità e di appartenenza, la capacità di lavorare instancabilmente, di non arretrare di un millimetro ma contemporaneamente di cucire e ricucire una tela che a tratti sembrava irrecuperabile.

Tante storie. Quelle delle donne e degli uomini che due anni fa hanno deciso che era il momento di alzare la testa e di dire basta dando vita alla campagna “meno giornali meno liberi”. Basta a quanti sostenevano che i giornali di carta non andavano sostenuti perché in fondo destinati a sparire, basta a quanti urlavano che i giornali erano sperperatori di risorse pubbliche, basta a coloro che sostenevano che giornali e giornalisti devono saper reperire le risorse in autonomia se vogliono sopravvivere. I piccoli giornali sono espressione del territorio, delle piccole comunità, sono un pilastro della democrazia. E non può essere il mercato a stabilire chi ha il diritto di sopravvivere e chi no. E tra le tante storie, molte di sofferenza. E allora solidarietà a chi in questi anni non ce l’ha fatta e ha dovuto cessare le pubblicazioni. Perché spesso in politica ci si dimentica che dietro a queste battaglie di posizioni ci sono visi, ci sono famiglie, ci sono posti di lavoro. E se non difendiamo questo che cosa ci rimane?

Naturalmente la guerra non è vinta, come ha ricordato Roberto Calari, instancabile presidente di Mediacoop, per ora si è vinto una battaglia perché restano da scrivere ancora i decreti che non sono una parte marginale della riforma. Ma la campagna non va in soffitta, anzi, resta vigile e non importa se, come ha ricordato lo stesso Rampi, la maggioranza del Paese forse non la considera una riforma necessaria. E’ la democrazia, e tocca alla maggioranza tutelare la libertà di espressione.

di CLAUDIO VERRETTO

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