Silvana Comaroli (Lega Nord): «Vogliono eliminare l’informazione locale e pluralista?»


ROMA. Il fronte che si sta impegnando per trovare risorse finanziarie in grado di impedire la scomparsa dei giornali editi da cooperative e associazioni non profit si allarga e ha trasversalità politiche e culturali. La senatrice Silvana Comaroli, cremonese, Lega Nord, segretaria della V Commissione del Senato non esita a scendere in campo.

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Lei conosce il problema dell’informazione a rischio su territori locali, espressioni religiose e minoranze linguistiche?

«Il tema non mi è affatto nuovo perché nella precedente legislatura nella mia qualità di deputato avevo cercato di emendare la legge di bilancio per dare un finanziamento più adeguato al mondo dell’informazione locale e a quello delle espressioni religiose. Purtroppo anche gli anni scorsi è proseguito inesorabile il taglio dei fondi, anche se quello che è successo nello scorso dicembre credo davvero che non abbia precedenti. E parliamo alla fine del 2014 di contributi 2013».

Negli anni scorsi c’è stato da parte di alcuni editori fruitori di contributi pubblici delle violazioni anche gravissime alle leggi e ai regolamenti e una parte dell’opinione pubblica ne è uscita scandalizzata.

«E non c’è dubbio che questo abbia nuociuto alla causa più generale, ma per fortuna queste violazioni sono state individuate e mi auguro seguano anche le conseguenze che la legge prevede. Non dobbiamo però generalizzare. Ormai c’è piena trasparenza e nel Dipartimento per l’Editoria conoscono azienda, per azienda, quelle che rispettano le norme e quelle che hanno fatto i furbi. Ora però dobbiamo porci la domanda fondamentale, soprattutto per coloro che si riempiono la bocca con la parola Costituzione. Vogliamo avere un’Italia esclusivamente rappresentata nel mondo dell’informazione dai giornali nazionali? Vogliamo che la gente sia informata solo dai telegiornali dei grandi gruppi televisivi? E l’Italia delle cento province, del pluralismo, della democrazia nei territori dove la vogliamo mettere? Vogliamo eliminarla? Globalizzare tutto, mancando di rispetto ai dialetti, alle culture locali, alle minoranze linguistiche, al mondo religioso, alle cooperative formate da giornalisti e poligrafici in carne ed ossa…e non da imprenditori che si occupano di informazione solo per avere più potere in contesti che con il giornalismo non hanno niente a che fare? Se qualcuno al Governo di ieri, o di oggi, vuole andare verso questa direzione lo dica apertamente e vedrà che per qualcuno la funzione del parlamentare non è certo quella di fare numero».

Pensa che si possa trovare una soluzione?

«Credo, ma soprattutto spero di sì, fermo restando che so benissimo che bisogna fare in fretta perché risulta anche a me che ci sono già piccoli editori di questo mondo che stanno consegnando i libri in tribunale…preferiscono l’autoliquidazione piuttosto che entrare in piena realtà di fuori bilancio…di debiti che poi diventano insormontabili».

Che cosa auspica?

«Che il Sottosegretario Luca Lotti condivida questa preoccupazione con tanti gruppi anche di opposizione e si trovi una via transitoria in attesa di una riforma generale dell’editoria che contempli tutto il pluralismo dell’informazione che esiste in Italia. Non basta risolvere le grane dei grandi gruppi per sentirsi la coscienza in pace. Né vale il dato della demagogia. Se si vuole, la volontà politica si trova. E’ che bisogna dimostrarlo con dei fatti, non soltanto con delle rassicurazioni, a bassa voce».

(intervista a cura di Pietro Caruso)

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