Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane: «L’editoria cooperativa merita di essere sostenuta»


ROMA: Rosario Altieri, presidente dell’Associazione generale delle cooperative italiane, presidente di turno dell’Alleanza Cooperative Italiane, prenderà una posizione ufficiale rivolta al Governo nella figura del Sottosegretario all’editoria Luca Lotti per evitare che senza rifinanziamento per il 2014 e 2015 chiudano oltre trenta testate giornalistiche edite da cooperative editoriali e associazioni non profit.

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Presidente a che punto va l’alleanza che marcia verso la Centrale unica della cooperazione italiana?

«Mi sembra bene e in ogni caso questo 2015 sarà decisivo perché l’obiettivo che come Agci, Confcooperative e Legacoop si arrivi dal 1 gennaio del 2017 a fare partire l’Alleanza cooperative italiane un vero e proprio soggetto unico della cooperazione italiana che sarà una protagonista nella battaglia in corso per il rilancio dell’economia italiana».

Quali sono le preoccupazioni principali del movimento cooperativo sull’attuale situazione economica di grave crisi?

«La cooperazione ha una sua vocazione speciale nel produrre e difendere il lavoro avendo scelto la formula cooperativa non solo come soluzione di tipo associativo, ma anche e soprattutto come forma imprenditoriale. Una imprenditoria nella quale i soci sono i protagonisti dell’intrapresa e del loro destino. E’ chiaro che in questo momento oltre alla tutela dell’occupazione le cooperative devono partecipare con sempre maggiore convinzione anche alla fase di gestione della competitività e mi permetterei di dire anche della sfida all’innovazione».

Che errore devono evitare i cooperatori?

«Pensare che il quadrato delle economie tradizionali dal manifatturiero ai servizi sia inviolabile da parte della concorrenza e che bastino incentivi ai consumi per risolvere i nodi di fondo e i limiti dell’economia italiana. Da questo punto di vista la stessa alleanza fra le tre principali centrali storiche della cooperazione è un esempio di come si debba razionalizzare e rafforzare il movimento e le aziende cooperative».

Lei ha dichiarato che sul versante dell’informazione vuole seguire da vicino la vicenda del taglio dei contributi del fondo all’editoria e la sorte delle testate giornalistiche edite da cooperative che rischiano, senza interventi riparatori, la chiusura.

«E’ un tema che sento molto, a partire dalla mia regione affettiva, la Campania, e anche in Agci abbiamo aziende anche con spirito combattivo che lasciate senza alcun riferimento finanziario pubblico, anche se modesto, rischiano davvero la chiusura e purtroppo in alcuni casi stanno procedendo a liquidazioni volontarie e concordati fallimentari. Io non so cosa ci guadagni il Governo, il Parlamento, l’Italia dall’allargarsi di crisi anche nel settore dell’editoria, Già abbiamo assistito alla chiusura in venti anni di tanti giornali anche storici, ma se ci si mette pure a lasciare al proprio destino le ultime voci del territorio sia nei giornali di carta stampata, sia nelle radio e nelle televisioni potremo parlare solo di una grande regressione di libertà e democrazia nell’informazione. La cooperazione nella maggior parte dei casi non è stata né un vezzo, né un’avventura di fronte alla strozzatura che l’editoria dei grandi capitali ha provocato con le sue crisi alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. I nuovi giornalismi e i nuovi giornalisti nati da allora e successivamente perché dovrebbero diventare nuovi disoccupati intellettuali, allargando a dismisura quella crisi delle intelligenze che è già un dato endemico in larghe parti del Paese. Per non parlare dei costi. Fronteggiare la disoccupazione di alcune migliaia fra giornalisti e poligrafici vuole dire caricare gli istituti previdenziali di categoria e generali di ulteriori insopportabili costi. Per spendere meno alla fine si spenderà di più creando vuoti e tanti disagi».

(a cura di Pietro Caruso)

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