Roberto Fico (M5S): «Bisogna indire gli stati generali dell’editoria per una riforma»


Roberto Fico, deputato del Movimento 5 Stelle: servono risposte coraggiose, la politica si assuma delle responsabilità

di Davide Savino

(dal Roma di Napoli del 25/2/2015). «Forse sarà necessario indire gli stati generali dell’editoria per trovare la soluzione più condivisa possibile», è questa la proposta che lancia  Roberto Fico, deputato campano del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, in merito alla questione della riduzione del fondo per l’editoria.

Il fondo per l’editoria è ridotto al lumicino e copre poco più del 20% del fabbisogno. Questo ha messo in ginocchio più di 200 testate giornalistiche no profit. Quali possibilità hanno di finanziare la loro attività senza un aiuto da parte del fondo?
«Un aiuto di stato nei confronti del settore dell’editoria è plausibile solo per un tempo ben determinato (in conformità con la normativa antitrust) e solo ed esclusivamente all’interno di uno scenario che preveda una seria legge sul conflitto di interessi. Un reale pluralismo dell’informazione sta molto a cuore al Movimento 5 Stelle ma siamo convinti che questo sia già assicurato dalle nuove tecnologie. Chi, tra i professionisti dell’editoria, si è saputo adeguare non è andato in difficoltà, anzi è cresciuto. Penso, ad esempio, a tutto il mondo dell’editoria digitale che non ha mai ricevuto fondi statali eppure è in perfetta salute. Inoltre c’è da dire che la nostra proposta di legge in materia, a prima firma Giuseppe Brescia, prevede il ricollocamento delle risorse risparmiate dall’abolizione in favore del finanziamento di progetti di giovani giornalisti. Questo sì che darebbe vita ad un circolo virtuoso che sarebbe linfa vitale per un innalzamento della qualità dell’informazione».

L’informazione in Italia resterebbe solo nelle mani di quattro gruppi editoriali. In questo scenario che ne sarà della pluralità delle voci e libertà di stampa?

«Ribadisco, il pluralismo non è in ogni caso in pericolo, anzi: oggi in Italia assistiamo ad una oligarchia di poche grandi testate che fanno capo ad editori “impuri” nel senso che sono imprenditori che si occupano di informazione. Proprio per questo vogliamo dare la possibilità a tanti giovani giornalisti di creare nuove testate. In questo modo ci sarebbero nuove voci nel panorama dell’informazione e il pluralismo dell’informazione ne gioverebbe. Senza contare che oggi su Internet è possibile dire la propria senza alcuna difficoltà, a costo quasi zero, aprendo semplicemente un blog. Rispetto allo strapotere dei quattro gruppi editoriali a cui fa riferimento bisogna approvare una dura legge contro il conflitto d’interesse. Ne abbiamo depositata una, a prima firma Fraccaro, approviamola!».

Se la situazione resta questa queste società saranno costrette a chiudere e in strada andranno circa 3mila giornalisti, senza contare l’indotto. Un peso enorme per lo stato sociale. Come potranno queste persone reinventarsi nel mondo del lavoro precario, visto che non ci saranno più giornali per cui scrivere?

«Il precariato è già dilagante in questo settore, la stragrande maggioranza dei giornalisti lavora a 3 o 4 euro al pezzo o addirittura presta servizio gratuitamente. Ad ogni modo con la nostra proposta di legge abbiamo preservato l’ammortizzatore sociale di cui i professionisti del settore possono avvalersi finché non avranno trovato altri canali. Il mondo dell’informazione oggi con l’arrivo del web è radicalmente cambiato ed è per questo che le testate giornalistiche che non hanno saputo adeguarsi stanno perdendo terreno. Può essere lo Stato italiano a tenere in vita “artificialmente” queste aziende? Allora dovrebbe farlo con tutte le aziende in difficoltà in tutti i settori. Lo hanno detto anche alcuni esperti non certo vicini alla nostra forza politica che la carta stampata è destinata a morire».

Nove associazioni di categoria hanno lanciato una campagna per fare pressione sul Governo e approvare una nuova legge sull’editoria. Crede sia la strada giusta da percorrere o ci sono altri modi per risolvere la questione?

«Sicuramente, il dialogo apertosi proprio grazie alla nostra proposta di legge è stato molto utile come ci hanno confermato tutte le associazioni di categoria. Forse sarà necessario indire gli stati generali dell’editoria per trovare la soluzione più condivisa possibile. Ma il presupposto da cui si deve partire è che le cose così davvero non funzionano. La classifica di Reporter senza frontières parla chiaro: la libertà di stampa in Italia è al 73esimo posto. Addirittura questa situazione è dovuta anche a pressioni sulla stampa da parte della politica. Inaccettabile! Allora servono risposte coraggiose, rivoluzionarie, la politica si deve assumere delle responsabilità e nel caso anche scontentare qualcuno».

È vero che in passato alcuni hanno approfittato di questi fondi, ma su questo ha avuto un peso la politica. È bastato un sistema di controlli adeguato per impedire gli abusi. Le associazioni chiedono controlli ancora più seri che avvengano non a un anno dall’approvazione del bilancio, ma durante la gestione corrente. Lei pensa che controlli più seri possano bastare o la politica è il malaffare continueranno a fare razzie del fondo?

«Il fatto che la politica non abbia mai regolato il sistema di controlli per impedire gli abusi è la riprova che questi finanziamenti si nascondono dietro il giusto principio di favorire il pluralismo ma servono solo alla politica per controllare bacini elettorali e opinione pubblica. Funziona da sempre così e il nostro compito è denunciare ancora una volta questi sistemi e trovare non mezze soluzioni, ma stravolgere la situazione senza ipocrisie, affrontarla di petto andando al cuore del problema per risolverlo definitivamente».

La carta fondamentale dei diritti dell’Ue impegna ogni Paese a promuovere e garantire la libertà di espressione e di informazione. Perché è così difficile applicare questo principio nel nostro paese?

«Perché la televisione pubblica è stata lottizzata ed occupata dai partiti per decenni. Perché abbiamo avuto un premier che per vent’anni ha governato questo Paese salvaguardando le proprie aziende e non gli interessi dei cittadini. Perché, inoltre, il nostro è il paese più corrotto d’Europa e uno dei più corrotti del mondo. Le mafie e la politica hanno “interagito” troppo e questa commistione ha avuto ricadute su ogni settore della vita del Paese, anche sulla libertà di stampa».

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford l’Italia nel 2014 spende solo 30 cent procapite per la libertà di stampa. In Francia si spendono 18,77 euro a testa, in Gran Bretagna 11,68 euro, in Germania 6,51 euro. In Europa siamo ultimi. Non pensa sia il caso di far alzare questo dato visto che in queste condizioni ci sono persone che percepiscono poche centinaia di euro al mese per fare i giornalisti?

«Senza dubbio sono dati su cui riflettere ma considerando anche la diversità di contesti. Un confronto con gli altri paesi non è possibile perché le condizioni in cui si muove l’Italia sono molto più complesse. Quando avremo livelli di corruzione pari a quelli di Francia, Gran Bretagna e Germania, quando anche noi avremo una buona legge contro il conflitto d’interessi, allora potremo fare confronti».

Fico sul _Roma

«A questa domanda ho in parte già risposto, la nostra proposta di legge punta a far aprire, finalmente, nuove testate. Il Mattino ha circa 1 milione di lettori, la mia pagina Facebook questa settimana ha raggiunto più di 1 milione e 800mila persone. Internet è la strada per garantire accesso all’informazione a tutti gratuitamente. Il resto è romanticismo».

La carta stampata sarà pure “romanticismo” ma al momento resta l’unica possibilità di accesso all’informazione per tante categorie di persone, anziani, degenti, detenuti eccetera, che non vengono raggiunti da internet.

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