Renzi, Lotti e #menogiornalimenoliberi sui social: a costo di un “mi piace” in meno 1


Vi scrivo dalla trincea di Facebook. Viene da sorridere, ma è così. Chi sta seguendo questa campagna sui social network sa che #MenoGiornaliMenoLiberi è una battaglia difficile, perché sostenuta “corpo a corpo”. Senza l’appoggio dei grandi mezzi di informazione, ma direttamente sui territori.

Regione per regione, provincia per provincia, nelle comunità che perderebbero le voci in grado di raccontarle: quotidiani locali, periodici di idee, settimanali cattolici, riviste dalla storia gloriosa che rischiano di essere spazzate via da una incomprensibile politica attendista del Governo.

Schermata 2015-03-12 alle 11.55.39

Ovviamente abbiamo oscurato i riferimenti anagrafici, per rispetto della deontologia giornalistica e della normativa sulla privacy, ma le immagini che trovate a corredo del post provengono tutte da commenti reali alla pagina Facebook della campagna.

O forse no: chi lavora sui social può capire fin troppo bene il perché del ritardo con cui Luca Lotti e il Dipartimento dell’Editoria stanno affrontando questa vicenda.

Questa è una battaglia impopolare.

Schermata 2015-03-12 alle 11.42.41

Inutile negarselo, Lotti e Renzi lo sanno perfettamente e lo sappiamo anche noi. Parlando con la gente, per strada e nei social network, ci rendiamo conto che gli abusi e le malversazioni del passato pesano sul dibattito. È un pregiudizio collettivo quello che dobbiamo combattere. Una strada in salita che ci siamo presi la responsabilità di percorrere.

Schermata 2015-03-12 alle 11.19.44

È davvero così, poi? Su Facebook i commenti sconsolanti sono una minoranza rispetto alle manifestazioni di consenso. La proporzione è di dieci a uno. Ogni mille “mi piace”, cioè, abbiamo un centinaio di commenti negativi: interventi disinformati, beceri, maleducati. Sproloqui sgrammaticati, chiassosi, a volte anche divertenti. Eruttazioni che risalgono dal ventre profondo di un’Italia delusa da tutto e da tutti.

Su Twitter, dove il clima è meno “nazionalpopolare”, va pure meglio.

Schermata 2015-03-12 alle 12.03.23

Il team social di #MenoGiornaliMenoLiberi risponde con chiarezza e abbondanza di argomenti razionali.

Schermata 2015-03-12 alle 11.31.45

Un po’ più tese sono le risposte dei giornalisti coinvolti nella battaglia, il cui pathos viscerale rende conto di quanto il problema sia sentito fra le 3.000 persone che non vogliono perdere il lavoro.

Schermata 2015-03-12 alle 11.51.54

 

Sappiamo tutti però che anche i più impermeabili al confronto vanno compresi, perché la disperazione che scorre nel Paese si coglie, prima di tutto, nelle contraddizioni. C’è n’è una che salta agli occhi dello specialista della comunicazione: Facebook è piena di gente afflitta da un “divide” non solo digitale, profondo e insanabile.

Schermata 2015-03-12 alle 11.20.06

Gente che anche un mercato del lavoro meno bloccato di quello italiano faticherebbe ad assorbire. Gente che però passa il tempo ad affidare ai social network la propria rabbia e speranza di riscatto.

Una falange di sordi tecnologici che si consola facendo telefonate mute.

Schermata 2015-03-12 alle 11.28.15

È la pancia di un paese stufo di tutto e di tutti, che avrebbe bisogno di una formazione al pensiero  scientifico, umanistico e informatico. Non di feticci consumistici e retorica delle start-up.

Schermata 2015-03-12 alle 11.40.30

Dividendi politici nazionali? Occasioni di consenso rapido? Di fronte a contraddizioni come queste non ce ne sono. Servono risposte non demagogiche. Anche impopolari, come già ha scelto di fare il Governo in passato su temi che riguardano tutti.

Schermata 2015-03-12 alle 11.55.58

Ecco perché siamo qui a spiegare, tutti insieme e tutti uniti, che le testate no profit di #MenoGiornaliMenoLiberi sono la parte sana di un sistema che va riformato, non abolito. Sono il pezzo di “content providing” della democrazia sui territori e nelle comunità che nessun social network potrà mai sostituire.

Schermata 2015-03-12 alle 11.19.25

Con la stessa responsabilità dobbiamo chiarire al sottosegretario all’Editoria Luca Lotti che senza un suo intervento diretto e rapido – senza una riforma urgente, chiara e trasparente del sistema di sostegno all’editoria – quella parte sana sarà travolta. È questione di giorni, non di mesi.

Schermata 2015-03-12 alle 11.31.12

Anche a costo di un “mi piace” in meno.

Emilio Gelosi

Responsabile Comunicazione e IT Legacoop Romagna


Lascia un commento

Un commento su “Renzi, Lotti e #menogiornalimenoliberi sui social: a costo di un “mi piace” in meno