Michela Rostan (PD): ««Editoria, mi impegno a sostenere la battaglia delle cooperative»


NAPOLI. Con la riduzione del fondo per l’editoria chiuderanno più di 200 giornali e l’informazione, in Italia, sarà gestita da quattro grandi gruppi editoriali. Sono più di tremila i lavoratori, tra giornalisti e poligrafici, che perdereanno il lavoro, senza contare quelli dell’indotto. Per questo sette associazioni di categoria hanno avvitao la campagna #menogiornalimenoliberi e hanno avviato una raccolta di firme su www.change.org per fare pressioni sul Governo affinché cambi le regole del fondo e si adoperi per fare una riforma del settore con nuove leggi. Sono molti i rappresentanti della cultura e delle istituzioni che si sono schierati per la libertà di stampa. Tra questi, la deputata campane del Pd Michela Rostan, nata a Polla in provincia di Salerno, e da sempre impegnata sul territorio e nel sociale.

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Il fondo per l’editoria è ridotto al lumicino e copre poco più del 20% del fabbisogno. Questo ha messo in ginocchio più di 200 testate giornalistiche no profit.

«La crisi dell’editoria è, purtroppo, specchio di una difficoltà più ampia che ha colpito l’intero Paese negli ultimi anni. Le testate giornalistiche in sofferenza, al pari di tante piccole e medie aziende operanti in altri settori, dovrebbero essere sostenute per superare questo momento contingente. Per questo, a metà dello scorso anno, abbiamo stanziato 120 milioni di euro per il triennio 2014-2016, al fine di sostenere le aziende del comparto editoriale ed aiutarle nel difficile e delicato passaggio dal cartaceo al digitale. Abbiamo ritenuto di dare copertura ed incentivi a tutti quei soggetti decisi a raccogliere la sfida dell’innovazione tecnologica e della nuova occupazione, perché lo ritenevamo un passaggio fondamentale per dare competitività ad un settore oggettivamente in crisi».

L’informazione in Italia resterebbe solo nelle mani di quattro gruppi editoriali.

«L’accentramento della libertà di stampa e gli oligopoli sono nemici della competitività e della democrazia. Proprio in questi giorni, purtroppo, abbiamo appreso di un ulteriore arretramento del nostro Paese in tema di libertà di stampa. Siamo scivolati in basso alle classifiche e questo deve farci riflettere sul modo in cui intendiamo e concepiamo la libertà di stampa. Se tutti i nostri indici sono al ribasso, evidentemente un problema c’è, ed è anche abbastanza serio».

Sette associazioni di categoria hanno lanciato una campagna per fare pressione sul Governo e approvare una nuova legge sull’editoria.

«Credo che una nuova legge sull’editoria, a prescindere, dunque, dal reperimento di ulteriori fondi, sia assolutamente indispensabile e non più rimandabile. Abbiamo la necessità di riformare l’organizzazione dell’ordine dei giornalisti, di modificare le norme che regolano il precariato degli addetti, specie dei più giovani, va diversamente normato il conflitto di interessi e riscritta una parte consistente della legge antitrust. Per finire, bisognerebbe rivedere ed aggiornare i codici, civile e penale, in materia di responsabilità dei giornalisti e di bilanciamento tra privacy, diritto e libertà di stampa, diritto alla riservatezza, per ridurre drasticamente querele inutili, da un lato, ed abbattere muri alla diffusione di informazioni di interesse collettivo, dall’altro. Tanta roba insomma».

La carta fondamentale dei diritti dell’Ue impegna ogni Paese a promuovere e garantire la libertà di espressione e di informazione.

«Ed è un bene. Tuttavia, anche l’Ue, in materia di promozione e garanzia della libertà di espressione e di informazione, dovrebbe agire con più decisione e non limitarsi a raccomandazioni sterili. Dall’Unione mi aspetto una maggiore incisività in tema di reperimento ed appostamento di risorse per i Paesi in difficoltà ed una pretesa di maggiore armonizzazione nei confronti dei partner da poco arrivati».

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford l’Italia nel 2014 spende solo 30 cent procapite per la libertà di stampa. In Francia si spendono 18,77 euro a testa, in Gran Bretagna 11,68 euro, in Germania 6,51 euro. In Europa siamo ultimi.

«Una tendenza difficile da invertire. Ci stiamo lavorando».

Tutta l’informazione locale è nelle mani delle società cooperative che vivono grazie al fondo pubblico. Senza questi soldi in Campania resterebbe solo il Mattino. Una situazione drammatica.

«Assolutamente. Dobbiamo creare le condizioni economiche affinché cooperative ed altri soggetti imprenditoriali decidano di investire nell’editoria e sulla libertà di stampa, anche a prescindere dal finanziamento pubblico o comunque andando oltre lo stesso. Per farlo, dobbiamo rendere competitivo ed accattivante un settore che, almeno per il momento, non sta dimostrando di avere queste due caratteristiche».

Firmerà la nostra petizione su Change.org?

«Certo. E farò tutto ciò che è nelle mie possibilità, in Paarlamento, per sostenere il cammino della petizione».

(dal Roma di Napoli del 18/2/2015 – intervista di Davide Savino)

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