#menogiornalimenoliberi. Carmelo Rollo, vice presidente nazionale di Legacoop: “Riforme sì, ma non autogol. Primi segnali, ma ora risposte per pluralismo e occupazione””


BARI – “Meno giornali meno liberi”. La campagna che l’editoria non profit in tutta Italia ha avviato contro i tagli indiscriminati del governo all’informazione libera ha ottenuto un primo, anche se piccolo, risultato. La convocazione di un Tavolo nazionale dove tutti i soggetti in causa, dagli editori agli edicolanti, potranno finalmente dire la loro e contribuire alla realizzazione della riforma.

Tra i protagonisti del movimento anche la Legacoop ed il suo vice presidente nazionale, Carmelo Rollo.

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Presidente, qualcosa si muove?

“Rispetto al niente di qualche mese fa anche la convocazione del tavolo è una notizia positiva. Tuttavia siamo ancora in una fase iniziale. Lo stesso tavolo appare più come la risposta alla nostra campagna ed alle migliaia di firme raccolte che come l’avvio di una soluzione. Anche perché oltre alla notizia della convocazione del tavolo non abbiamo ancora visto i contenuti”.

I problemi sono moltissimi, senza dimenticare che restano ancora in sospeso i tagli retroattivi fatti dal governo sui fondi degli anni precedenti e nessuna certezza sul 2014 e 2015.
“Appunto, neppure su questo c’è ancora una proposta, ed è il primo nodo da sciogliere. Come si fa a parlare di futuro, mi chiedo, quando a causa di questi tagli rischia di saltare tutto il sistema dell informazione libera in Italia? E sto parlando di almeno 200 giornali e di migliaia di posti di lavoro”.

Il paradosso, infatti, sembra proprio questo, e cioè che a fronte dei tagli dei contributi diretti, lo Stato si troverà a dover sborsare molti più milioni per arginare l’emergenza occupazionale e la crisi di centinaia di aziende.
“E infatti noi contestiamo proprio questo, che al governo manca una strategia. La riforma è necessaria, voglio essere chiaro su questo, e siamo noi i primi a chiederlo. Ma come ogni riforma che vuole raggiungere degli obiettivi veri e duraturi, deve tenere conto di tutte le problematiche che riguardano un settore così importante e delicato come quello dell’informazione, tra l’altro garantito dalla stessa Costituzione”.

Ma il metodo del confronto non sembra essere apprezzato dal governo che anche in altri settori avanza da solo a forza di decreti legge. Quanto può durare?
“Il punto è un altro, se mi permette. Il governo punta tutto sulla crescita, e fa bene. Le riforme sono necessarie per lo sviluppo, ma vanno fatte bene, altrimenti rischiano di avere il risultato contrario. E l’editoria oggi è fondamentale in un processo di crescita, soprattutto quella locale. Se non ci sono più i giornali locali chi informerà sui bisogni dei territori?”

Cosa si aspetta dal tavolo convocato dal governo, allora?
“Prima di tutto una proposta, che ad oggi non abbiamo visto. Noi abbiamo le idee chiare su come affrontare e risolvere i problemi, mi auguro che il governo le abbia altrettanto chiare, dopo mesi di incontri, proteste e proposte. Mi piacerebbe, ad esempio, sapere come la pensa il sottosegretario Lotti”.

 

(fonte: Michele Mascellaro – Taranto Buonasera, 19/20 marzo 2015)

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