Mauro Carena (sindaco di Villar Dora): “Sono pronto a battermi per i giornali locali”


QUARTA puntata con le interviste a personalità della politica, della vita culturale e sociale del nostro territorio, a cui chiediamo di contribuire alla campagna “meno giornali meno liberi”, avviata a livello nazionale da giornali non profit, associazioni di categoria e sindacati (Aci, Mediacoop, File, Fisc, Fnsi, Articolo 21, Slc-Cgil, Anso e Uspi) per salvaguardare il pluralismo dell’informazione ed avviare la riforma del settore dell’editoria. Ad oggi si tratta di scongiurare la chiusura di 200 testate e la definitiva perdita di un patrimonio unico di notizie locali. Luna Nuova chiede la partecipazione dei rappresentanti territoriali, dei lettori e di tutti i cittadini, per sensibilizzare il governo in difesa del diritto primario di informare ed essere correttamente informati.

All’avvocato Mauro Carena, consigliere della neonata Città metropolitana, sindaco di Villar Dora e già presidente della Comunità montana alta valle Susa dal 2004 al 2009, chiediamo di esprimere la propria opinione.

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Avvocato, non crede che il ruolo dei giornali locali sia insostituibile nel panorama italiano dell’informazione?

Chi se non l’informazione locale può dare voce alle realtà associative, politiche, culturali, sportive, delle periferie urbane come dei piccoli centri montani? «L’informazione è molto cambiata negli ultimi anni ed oggi, quasi in tempo reale, sappiamo di quanto avviene in ogni parte del mondo. I telegiornali sono continui, l’i-pad o il telefonino ci aggiornano immediatamente ovunque siamo, rivoluzionando il modo di lavorare, vivere, rapportarci con gli altri. A questo punto i giornali locali sono ancora più indispensabili, perché si occupano di un settore dell’informazione che i grandi mezzi non coprono e non avranno mai interesse a coprire. Locale non significa valere meno rispetto al globale, ma significa altro, altro di cui abbiamo necessità».

Non ritiene, come sostengono molti, che il pluralismo dell’informazione sia un “bene comune” da salvaguardare?

«Quando trattiamo di pluralismo dell’informazione nella nostra epoca non dobbiamo soltanto pensare ai tradizionali concetti di destra, centro, sinistra, bensì al pericolo che l’omologazione renda tutto uguale e spariscano le diversità, le ricchezze locali appunto, che hanno bisogno di essere raccontate. Sono proprio i giornali locali che trattano di associazioni, vita pubblica e politica, sport, ambiente e testimoniano le diversità. Bello sentirsi cittadini del mondo, ma rimanendo se stessi. Nessuno è migliore di altri, ma le differenze sono una ricchezza, uno stimolo e la stampa locale è determinante nel mantenimento delle identità».

L’editore di Luna Nuova è una cooperativa di giornalisti non profit: quale migliore garanzia verso i lettori?

«Il problema è proprio questo: l’informazione sta diventando un prodotto commerciale come tanti altri e pochi gruppi si spartiscono il potere di controllo. Tante testate, tanti formati, tanti canali televisivi, in apparenza diversi, ma in realtà quasi tutti riconducibili a pochissimi gruppi di controllo. Una cooperativa di giornalisti locali può avere una libertà ed una verifica di credibilità da parte dei lettori molto vera e diretta, impensabili nei grandi gruppi editoriali».

Piccoli giornali, con bacini di utenza circoscritti, non hanno la possibilità di accedere a grandi risorse e rischiano di morire stritolati da pochi grandi gruppi editoriali. Come avviene in tutta Europa, anche in Italia lo Stato deve intervenire in loro difesa?

«Lo Stato deve scegliere e, come in altri settori, anche nell’informazione non può lasciare che soltanto il mercato (ossia gli investimenti, la raccolta di pubblicità, gli stipendi ai giornalisti) determini le regole. La stampa locale racconta la quotidianità della vita, quella dimensione umana di cui abbiamo altrettanto bisogno che l’internazionalizzazione».

Se lo Stato non intervenisse, il mercato dell’informazione cartacea rimarrebbe in mano a pochi potenti. Con quali rischi per la democrazia?

«La democrazia ha come presupposto la conoscenza: devo sapere per potermi determinare, prendere decisioni, agire. La stampa locale è meno controllabile della grande informazione e, tra l’altro, può raccontare anche come incidono i fatti internazionali nei territori, può salvaguardare la specificità ed aiutare ad evitare che gradi multinazionali dettino attraverso l’informazione i comportamenti e le opinioni, generando una sorta di dittatura dell’omologazione di cui a volte nemmeno ci si accorge».

Lei se la sente di sostenere la campagna nazionale “Meno giornali meno liberi” attuando un’azione di lobbing assieme ad altri politici sensibili al questo tema?

«Lo sto già facendo e anche sotto l’aspetto economico è importante spiegare che i giornali locali, se sostenuti economicamente, con la loro attività, indipendenza e specificità, alla fine sono un valore aggiunto per la società e di soldi pubblici ne fanno risparmiare. Gli investimenti a favore dell’editoria locale non sono assistenzialismo, ma garantiscono pluralità di voci, anche quelle che non condivido, ma per le quali sono pronto a battermi perché continuino ad esistere».

(fonte: Marco Giavelli, Luna Nuova del 13 marzo 2015)

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