Luciano Trapanese (Otto Pagine): «La crisi dell’editoria tra omissioni e silenzi» 1


Sui giornali leggete spesso di questo o quel settore in crisi. Del calo degli occupati e di aziende che chiudono. Ma mai, o quasi, delle difficoltà – spesso gravissime – che affliggono l’editoria. C’è una sorta di pudore, come “raccontare i fatti nostri” a lettori che sono interessati ad altro. E’ naturalmente un errore, una visione anacronistica della professione. Ammettiamolo: tutti i quotidiani sono in difficoltà e buona parte della stampa locale rischia di chiudere nei prossimi anni. Sono calati i lettori e le entrate pubblicitarie. E’ quasi venuto meno anche il contributo statale (che è stato ridotto di anno in anno).
Vogliamo parlarne ai nostri lettori o far finta che va tutto bene? Vogliamo far conoscere le difficoltà del settore o chiudere i battenti senza  preavviso, lasciando che le edicole si svuotino uno a uno di tutti i giornali?

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C’è una iniziativa avviata da editori, giornalisti e associazioni di categoria: Meno giornali, meno liberi. Potete trovare sul web le notizie e i riferimenti precisi. E anche conoscere un dato impressionante: presto duecento giornali italiani chiuderanno. Un patrimonio culturale diventerà passato, insieme al pluralismo. Ci saranno poche voci. Sempre le stesse.
E’ chiaro che siamo di fronte a un cambio epocale. C’è il web, la multimedialità e il giornale sembra appartenere a ieri più che a oggi. Eppure l’avvento di un nuovo mezzo di comunicazione (in questo caso internet), non ha mai comportato la scomparsa di quelli precedenti (in questo caso i giornali), ma una ridefinizione complessiva di tutto il sistema.Ora siamo a metà del guado e si naviga nella più totale incertezza. E’ la fase peggiore e le aziende editoriali avrebbero bisogno di attenzione per superare almeno questo stallo e costruire il futuro. E meriterebbero di diventare uno degli argomenti di discussione delle campagna elettorale per le prossime regionali.
Per inciso e per trasparenza con i lettori: questa azienda editoriale ha rinunciato a qualsiasi forma di contributo.

di Luciano Trapanese, direttore responsabile di Otto Pagine

 


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