L’inchiesta si sgonfia, ma l’informazione libera chiude: il caso della Cronaca di Cremona


Non c’è solo il taglio dei contributi ad agitare il sonno dell’editoria non profit, quella lontana dai grandi gruppi di potere. A volte chi percepisce il sostegno pubblico è finito al centro di inchieste giudiziarie che si sono concluse nel nulla, salvo lo sgradevole “effetto collaterale” della chiusura della testata e la perdita del posto di lavoro per decine e decine di giornalisti e poligrafici.

cronaca

Quando (giustamente) si cita il fatto che l’Italia è al 73esimo posto per l’informazione libera bisognerebbe ricordare anche queste vicende.

È il caso della Cronaca di Cremona e dell’indagine che ne ha provocato la chiusura nelle parole di Massimo Boselli Botturi. L’ex amministratore delegato della cooperativa Nuova Informazione è stato intervistato da Andrea Esposito di Editoria.TV per lo speciale che il portale sta dedicando alla crisi dell’editoria.

 

Il tutto è finito il 24 settembre 2014 quando la Corte d’appello di Brescia ha definito privo di qualsiasi fondamento i capi di accusa mossi dalla Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica di Cremona. (…) Immagino quanti soldi sia costata questa indagine oltre al danno di democrazia e della perdita di due giornali. Quanti danni sarà costata allo Stato? Quanti danni a livello economico ed al pluralismo? Purtroppo Cronaca è finita così, ed io stesso ad oggi sono disoccupato. Purtroppo rimettersi a lavorare è difficile per chi ha vissuto quattro anni da indagato con delle accuse molto pesanti. Sono stato prima cassintegrato e poi disoccupato di Cronaca, uno dei 110 che sono stati immolati per questa indagine.

Leggi l’intervista completa su Editoria.tv

 

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