L’appello di Sprint&Sport di Torino: «Meno giornali = meno libertà»


Cari lettori, come qualcuno di voi avrà notato, negli ultimi due mesi sono comparsi sul nostro giornale, sul sito internet e sui social network sempre del giornale, alcuni comunicati che in apparenza sembrano essere estranei ai contenuti di Sprint e Sport. In realtà non è così. Da due mesi a questa parte infatti, ci sono circa 300 testate sparse su tutto il territorio nazionale che chiedono al Governo di Matteo Renzi e al Parlamento, di mettere in campo strumenti adeguati affinché un pezzo di editoria libera non venga decimata nel giro di pochi mesi. E si badi bene, non è una questione di quattrini, come qualcuno cerca impropriamente di ricondurre, o perlomeno non è solo un problema di risorse da destinare a un settore che comunque per ogni euro incassato ne ritorna allo stato, piuttosto che agli enti previdenziali, uno e mezzo, bensì di riforme in un settore che ha, fino ad oggi, interessato solo i grandi editori. Siamo di fronte ad un momento delicatissimo che coinvolge testate il cui obiettivo non è fare utili, perché siamo di fronte ad associazioni e cooperative non profit, proprio come la nostra, che quindi non elargiscono nemmeno un euro di utili. Sono testate storiche, alcune centenarie, gestite da giornalisti che fanno dell’informazione il primo obiettivo e contribuiscono a salvaguardare un pezzo di democrazia di questo Paese. Se il Governo non interverrà nel giro di qualche settimana, per molte testate sarà la fine perché dovranno cessare le pubblicazioni e con esse se ne andranno pezzi di storia, un po’ di libertà e molti posti di lavoro. Già questo basterebbe a far capire anche al più sprovveduto dei contabili che per le finanze pubbliche sarà un salasso perché gli ammortizzatori sociali avranno un costo di non poco conto. Tra queste testate che chiedono un intervento immediato ci siamo naturalmente noi anche se la vita del giornale non è in pericolo. Non lo è perché abbiamo voi sempre numerosi lettori, che malgrado l’enorme sacrificio che vi abbiamo chiesto a novembre, continuate a sostenerci. Questa pagina è, insieme, una dimostrazione di quanti siete ed un ringraziamento. Ma in uno stato di diritto le leggi dello stato dovrebbero essere osservate in primis da chi le ha fatte e quindi quel diritto lo rivendichiamo. Le risorse pubbliche, che comunque non raggiungono il venti per cento del fatturato, ci permettono di migliorare la qualità del giornale, ci permettono di respingere alcune pubblicità che ai nostri giovani lettori darebbero solo “cattivi consigli”, ci servono per difenderci in un mercato dove i concorrenti non hanno regole e per questo riescono a sopravvivere, ci permettono di tenere un prezzo di copertina non tanto quanto sarebbe senza. Nei prossimi giorni, appena le associazioni di categoria avranno messo a punto le strategie di comunicazione adeguate, vi chiederemo di firmare un appello su change.org. Nel frattempo continuate a spedirci le vostre foto col nostro giornale, la considereremo una testimonianza di affetto e faremo di voi i nostri testimonial per far capire che anche i piccoli giornali svolgono una grande funzione sul territorio e raccontano grandi storie come le vostre. Grazie in anticipo.

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