L’appello del Cittadino di Lodi per il pluralismo dell’informazione e la riforma dell’editoria


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Le prospettive non sono rosee, neppure per “una corazzata” come «Il Cittadino», che da 25 anni ogni giorno assicura un’informazione precisa e puntuale a tutto il Lodigiano e al Sudmilano. Per questo motivo invitiamo i lettori a darci una mano. È sufficiente una firma. Federazione Italiana Settimanali Cattolici, Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, Mediacoop, Federazione Italiana Liberi Editori, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Articolo 21, Sindacato Lavoratori della Comunicazione Cgil, Associazione Nazionale della stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana hanno promosso in questi giorni la campagna« Meno giornali, meno liberi».Il primo atto di questa campagna è questo Manifesto Appello che chiediamo ai nostri lettori di sottoscrivere affinché possa essere più fortela nostra voce verso Governo e Parlamento, per fare approvare misureurgenti, tese a salvaguardare le testate di cooperative e altre realtà non profit, a rischio di chiusura acausa di tagli immotivati del contributo diretto all’editoria; per richiedere l’avvio immediato di unTavolo di confronto sull’indispensabile riforma dell’intero sistemadell’informazione (giornali, radio,tv, internet).Oltre 200 giornali rischiano oggi, se non interverranno il Governo e il
Parlamento con misure urgenti e adeguate, la definitiva chiusura. Una chiusura che sarebbe di straordinaria gravità per un Paese democratico.Senza questi giornali l’informazione italiana sarebbe in mano a pochi grandi gruppi editoriali e in molte regioni e comuni rimarrebbe un unico soggetto, monopolista di fatto, dell’informazione locale e regionale. Senza questi giornali, impegnati da sempre a narrare e confrontare, con voce indipendente, testimonianze e inchieste connesse a specifiche aree di aggregazione sociale e culturale e ad affrontare con coraggio tematiche di particolare rilevanza a livello nazionale, l’informazione italiana perderebbe una parte indispensabile delle proprie esperienze.Le conseguenze sociali ed economiche di queste chiusure? Eccole. Perdita di più di 200 voci libere dell’informazione; perdita di tremila posti di lavoro tra giornalisti,grafici e poligrafici, con una forte ricaduta negativa per l’indotto (tipografi, giornalai, distributori, trasportatori) e per le economie locali nel loro complesso; 300 milioni in meno di copie di giornali distribuite ogni anno in Italia, 500 mila pagine di informazione in meno ogni anno milioni di articoli, post prodotti, e contenuti digitali in meno ogni anno.
Inoltre, per lo Stato: aumento dei costi per gli ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti e minori entrate fiscali.Si può dimostrare che, in caso di chiusura di tante testate, i costi per lo Stato sarebbero largamente superiori al valore del Fondo per il contributo diretto all’Editoria, individuabile, per il 2015, in circa 90 milioni di euro.La Carta fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea impegna ogni Paese a promuovere e garantire la libertà di espressione e di informazione: lo Stato Italiano è, oggi, però, agli ultimi posti in Europa per l’investimento pro capite a sostegno del pluralismo dell’informazione. L’investimento attuale è, infatti, pari ad una cifra irrisoria del Bilancio dello Stato.Aderendo a questo appello rivolto al Parlamento e al Governo ogni cittadino può dare il proprio sostegno alla continuazione di testate libere da condizionamenti proprietari, gestite, senza fine di lucro e secondo criteri di trasparenza ed efficienza, da gruppi di giornalisti indipendenti, senza alcun apporto di capitale esterno in grado di condizionarne l’attività editoriale. Ogni cittadino può partecipare, tramite il blog http://www.menogiornalimenoliberi.it alle proposte in discussione relative ad alcune linee fondamentali.

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TESTATA 2

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