La Camera dice no al disegno di legge del M5S: si apre una nuova fase di confronto con Parlamento e Governo


calari3Con il voto del 7 ottobre la Camera ha ribadito la necessità che il pluralismo dell’informazione nel nostro Paese, come nelle altre realtà europee, non possa essere lasciato solo alle regole di mercato, ma necessiti di un intervento rigoroso, selettivo e mirato di sostegno da parte dello Stato. Un intervento per sostenere realtà indipendenti e non profit, cooperative di giornalisti non controllabili e non scalabili da nessuno, che possano in modo professionale (nel rispetto dei Contratti Collettivi di lavoro) e libero raccontare in modo plurimo le realtà locali ed i cambiamenti sociali del Paese, come indispensabile elemento di democrazia.

Una coerenza con la Costituzione che, qualora fosse stato approvato il disegno di legge del Movimento 5 Stelle, sarebbe venuta drammaticamente meno con lo sconcertante risultato di un immediato azzeramento in poco tempo di tantissime testate e con la perdita di centinaia di posti di lavoro professionale nell’informazione.

Una scelta, quella che la Camera ha espresso, quindi, di particolare importanza per la quale esprimiamo soddisfazione come Mediacoop, ma ancor più, come parte di un gruppo ampio e rilevante di sigle che hanno condiviso con noi la campagna #menogiornalimenoliberi (Alleanza Cooperative Comunicazione, File, Fisc, Fnsi, Slc-CGIL, Uspi, Anso, Articolo 21). Una campagna che in questi mesi ha certamente contribuito a smontare punto per punto le tante osservazioni, inesattezze e falsità che hanno girato sulla rete sul punto del contributo diretto all’editoria e che ha provato e prova di allargare la consapevolezza dei cittadini sul significato di questo intervento dello Stato a sostegno della libertà e del pluralismo dell’informazione.

Dobbiamo prendere atto, intanto, del fatto che, pur senza riuscire ancora a definire in modo organico un progetto di Riforma della intera filiera editoriale di cui si avverte ancora un’assoluta necessità, il sottosegretario Lotti abbia promosso e costruito le basi per un confronto tra le parti sociali e le condizioni per ricercare strade innovative ed in grado di affrontare gli indispensabili cambiamenti che si stanno determinando sia sul versante dell’offerta che su quello della domanda di informazione. Le tecnologie modificano profondamente il mercato della comunicazione e determinano diversi equilibri nelle modalità di fruire o essere protagonisti diretti dei processi informativi su differenti piattaforme: sono profondi i mutamenti nella modalità in cui il pubblico si relazione con il tema dell’informazione e una legislazione che riguardi regole per i prossimi anni deve poter interpretare questo cambiamento con le necessarie gradualità e con la consapevolezza che il futuro della carta stampata non sia assolutamente segnato, ma vada, invece, sempre messo in relazione positiva con lo sviluppo dell’informazione online.

Le consultazioni di questi mesi, promosse dal Dipartimento per l’informazione e l’Editoria e il lavoro di audizioni ed approfondimenti sviluppati in sede di Commissione Cultura della Camera hanno contribuito certamente a fare chiarezza.
Il finanziamento pubblico mira a creare le condizioni di sostegno ai processi di innovazione ed a premiare il rapporto con i lettori e con le comunità di riferimento delle piccole testate cooperative e delle altre realtà non profit: è un argine nei confronti della concentrazione o riduzione delle voci indipendenti e non la modalità per asservire al potere testate e giornalisti.

E veniamo alla proposta di legge Pd, a firma dell’ On. Coscia. Siamo, certamente, di fronte ad un testo che rappresenta un’importante base per un percorso di confronto a livello Parlamentare e con le realtà associative; un testo che ha, ci sembra, inteso recepire, già oggi, alcuni degli elementi emersi, nei mesi scorsi, dal confronto con il Governo delle parti sociali ed imprenditoriali. Il testo fa, infatti, riferimento alla costituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione nell’informazione tramite il quale dare riferimenti, regole e risorse certe nei prossimi cinque anni a quelle realtà in possesso dei requisiti selettivi che la norma dovrà puntualmente individuare e richiedere.

Auspichiamo che la proposta contribuisca all’approvazione in tempi rapidi in Parlamento di una norma di grande importanza, a tutela del pluralismo e dello sviluppo di nuove start up nel settore, con il più ampio consenso delle forze politiche e delle realtà sociali ed imprenditoriali.

Saremo, comunque, parte attiva, insieme alle altre associazioni, nel proporre una serie di elementi che andranno corretti e modificati per rendere questa legge in grado di definire un’impostazione stabile e di certezze nei prossimi anni per le cooperative e per altre realtà non profit che operano in questo settore.

La Legge di Stabilità dovrà, poi, prevedere le risorse necessarie sulla specifica voce del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione nell’informazione rispetto ai nuovi e molteplici compiti che si vorrebbero assegnare, nelle ipotesi fino a qui formulate, al Fondo stesso.

Rimane, però, ancora un grande e drammatico vuoto da risolvere in questa fase: quello delle risorse per il 2014, anno per il quale urge il reperimento delle risorse mancanti (sulle quali si è espresso, nel dare assicurazioni, più volte il sottosegretario Lotti) e per il 2015, anno che sta per terminare e rispetto al quale mancano ancora le indispensabili formalizzazioni delle cifre disponibili.

E’ importante che l’opinione pubblica sappia, come sa il Governo, che le conseguenze che i gravi ritardi nel reperimento delle risorse per il 2014 hanno avuto e rischiano di avere sull’attuale livello di pluralismo dell’informazione sono molto gravi. Su questo punto non è più rinviabile una risposta definitiva. Intanto altre testate hanno dovuto arrendersi e altri posti di lavoro sono andati perduti: per questo non ci potrà essere un iter credibile di discussione senza che il Governo abbia risolto in via definitiva questo punto.

Il nostro compito di associazioni che operano nel campo dell’informazione e che sono ispirate da valori e rispetto delle regole è certamente, poi, anche quello di contribuire ad una discussione informata e trasparente, di contrastare ogni forma di illegalità e di affermare, invece, e contribuire a comunicare la responsabilità sociale verso le comunità di riferimento delle cooperative e delle altre realtà non profit editrici delle diverse testate. La campagna menogiornalimenoliberi, ha aderito alla campagna Stop alle False Cooperative, promossa dall’Alleanza delle Cooperative Italiane: un’adesione convinta per sottolineare la volontà di contrastare ogni forma di illegalità che pensi di utilizzare impropriamente, rispetto ai valori, alle norme e alle regole che la contraddistinguono, la forma cooperativa.

La campagna #menogiornalimenoliberi, intanto, prosegue e cercherà di proporre sul proprio sito un confronto su valutazioni, modifiche, integrazioni riferite al testo dell’attuale proposta di legge nel suo iter di discussione parlamentare: proposte che la possano rendere uno strumento di riforma rilevante, intanto, per una parte della filiera editoriale.

E’ nostro impegno e nostra volontà di iniziare ad affrontare nel contempo il tema più complessivo di una riforma dell’intera filiera editoriale che possa riscrivere ed inserire in una visione unitaria e coerente le normative che si riferiscono all’intervento pubblico nell’ambito dell’informazione.

Roberto Calari
presidente Mediacoop

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