Intervista a Roberto Rampi (Pd), relatore del provvedimento in Commissione Cultura alla Camera: “Editoria, la riforma è a un passo”


“Il confronto sta producendo un risultato importante. Sì, questa volta sono ottimista”

ROVIGO – Lo confesso: trovarsi in redazione quasi all’improvviso, fra un titolo e l’altro, il relatore in Commissione cultura alla Camera della Legge per la riforma dell’editoria fa una certa impressione. E non perché perché metta soggezione. Anzi. Ma perché dalle mani di Roberto Rampi, giovane parlamentare brianzolo del Pd sta passando, in questi mesi, una riforma che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro nostro e di centinaia di altre testate. Insomma: una bella responsabilità scrivere questa intervista sforzandosi di mettersi nei panni dei tanti colleghi che di domande da fare ne avrebbero a centinaia.

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Ma soprattutto una bella responsabilità poter parlare a ruota libera di editoria e di futuro senza gli assilli del tempo che passa, fra una chiacchiera sul mondo dei giornali che sta cambiando in maniera vorticosa e un’altra sull’organizzazione del lavoro in una redazione giovane come quella della Voce.

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Perché, non c’è voluto molto a capirlo, è questo che ha spinto l’onorevole Rampi, diretto da Roma verso Padova, a fare tappa a Rovigo accompagnato dal nostro direttore generale Samuele Bertuccio, nonchè vicepresidente FILE Italia (Federazione italiana liberi editori) che associa almeno altre 40 testate locali e nazionali in tutta Italia, aderenti all’Alleanza delle cooperative, con una propria rappresentanza al tavolo del governo sul tema della riforma.

In parole povere, per Rampi è stata un’occasione per toccare con mano la realtà dell’informazione locale di cui si sta occupando come relatore in Commissione cultura.
“Qui, come in tante altre realtà della provincia c’è la possibilità di vedere un pezzo dell’Italia produttiva vera, che vive e lavora lontano dai riflettori. Per me anche questo significa fare politica. Sarebbe stato troppo facile, e probabilmente inutile, uscire dal parlamento e andare in una redazione romana…”.

In ballo, per i giornali, c’è qualcosa di decisivo: la riforma della Legge sull’editoria, che al di là dei luoghi comuni non significa solo contributi ai giornali…

“Appunto. Siamo di fronte ad un tema vero e concreto, che coinvolge la democrazia e la libertà dell’informazione. In Commissione, nel corso di tante audizioni, ci siamo fatti un quadro sicuramente realistico ma ancora teorico. Per questo è importante, per quanto mi riguarda, andare a vedere davvero la situazione sul territorio. Voglio toccare con mano quelle realtà in cui proprio l’essere locali rappresenta un punto di forza e non di debolezza. Del resto sono sempre più convinto che la stampa locale più di quella nazionale faccia ancora un vero lavoro giornalistico. In una realtà come questa immagino non sia sufficiente piazzarsi in Transatlantico e aspettare una dichiarazione o un retroscena, spesso neppure reale, per costruire un articolo e aprire un dibattito. Ecco, per me libertà di stampa significa che possano continuare esistere anche tante voci che arrivano direttamente dal territorio, dal Paese reale. Questa è democrazia”.

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Rischiamo di andare fuori tema, ma l’occasione è ghiotta. Ed è anche un po’ il cercare una risposta ad una domanda dai mille risvolti, tipo: secondo lei cos’è, oggi, l’informazione?
“In un mondo così denso di notizie come quello di oggi è fondamentale puntare sull’autorevolezza, sulla vicinanza con chi è il fruitore finale. E’ questione di onestà intellettuale. Ma a livello locale diventa tema di sopravvivenza: dopo due o tre volte in cui ci si dimostra intellettualmente disonesti, o anche solo incapaci, è il mercato a punirti. Sono i lettori ad abbandonarti. E questo non significa perseguire l’obiettività assoluta, che non credo possa esistere, o rinunciare alle proprie posizioni…”.

Insomma: da qui, dalla piazza di Rovigo, comincia un suo viaggio personale alla scoperta della piccola editoria italiana. Cosa si aspetta di incontrare?
“Mi aspetto, come è successo oggi, di incontrare persone in carne ed ossa, che fanno una professione e cercano di farla con passione e nel migliore dei modi possibili. Mi aspetto di incontrare giovani che scommettono sul proprio futuro e sulla propria passione. Perché questo è lo spirito giusto. Ed è anche il motivo per cui ritengo sia giusto che lo Stato, attraverso il Fondo per l’editoria, dia una piccola mano a far sì che queste esperienze continuino e si sviluppino, formando giovani e svolgendo un ruolo fondamentale sul territorio. Tanti soloni che mi è capitato di sentire, e che pontificano sull’autosufficienza, dove sarebbero senza la luce riflessa della televisione? Mi piacerebbe che anche loro uscissero dai palazzi romani per toccare con mano le realtà locali come questa e tante altre”.

Come ha fatto lei oggi con questa “improvvisata”?
“Salendo da Roma verso il Veneto, oggi, mi sono trovato ad attraversare buona parte dell’Italia, a toccare città e territori che, stando a Roma, sembrano solo nomi, come se non esistessero realmente. Realtà che sono la colonna vertebrale del nostro sistema economico, ma che in pochi conoscono realmente. E mi sono chiesto: questa Italia, chi la racconta? Senza la stampa locale, senza le voci del territorio, cosa succede? Anche questo, per me, è parlare di democrazia”.

Si può dire che le testate locali, quelle edite dalle cooperative, i settimanali svolgono oggi un ruolo che nessun altro sarebbe in grado di surrogare?
“Certo. E aiutare le testate locali a sopravvivere rappresenta, da parte nostra, un dovere ed un modo nuovo di fare politica. Mi spiego. In Commissione cultura ci siamo trovati ad affrontare una proposta di legge che prevedeva in due parole l’abolizione di ogni finanziamento pubblico all’editoria. Poi, andando avanti con il confronto, audizione dopo audizione, si è spostato il tiro su qualcosa di più concreto, ovvero come utilizzare al meglio e senza alcun spreco le poche risorse a disposizione. Che è una cosa completamente diversa. Su questo si è aperto un dialogo importante fra le forze politiche e anche con il governo”.

A questo punto cosa succede?
“La prima cosa da fare è recuperare un po’ di risorse per chiudere i conti con il passato, visto che ci sono realtà che hanno fatto investimenti e spese su promesse che anche se non erano impegni andranno almeno in parte mantenute. E poi bisogna accelerare i tempi della riforma. Una riforma che sta prendendo forma e che, come relatore, potrei portare in aula in tempi brevi”.

Una riforma che, se non abbiamo capito male, avrà come punto cardine l’utilizzare bene le risorse?
“Esatto. Ci sono poche risorse, e vanno investite su chi davvero ha i requisiti e svolge un’attività di informazione reale sul territorio”.

Fatta ad un esponente del Pd può sembrare una domanda scontata, ma forse neppure più di tanto: oggi, qui, ha incontrato una cooperativa di giornalisti. Una cooperativa vera, reale, di persone che investono sul proprio lavoro e sul proprio futuro. Ma non è un po’ difficile, oggi, parlare di cooperazione?
“Le cooperative sono un’altra cosa rispetto a quanto un certo qualunquismo vorrebbe far credere. C’è chi gioca su alcuni episodi da condannare per parlare male di un intero mondo. Le cooperative sono un’idea di fare impresa. Sono una delle strade per scommettere su se stessi. E questo vale in tutti i campi”.

Nel concreto, quali sono i tempi della riforma?
“La riforma c’è. Entro un paio di settimane termineranno le audizioni in Commissione, si tireranno le somme e si inizierà con la stesura del disegno di legge da portare in aula. Il clima, lo ripeto, dopo un avvio teso adesso è favorevole. E anche il dialogo con il governo e con il sottosegretario Lotti è molto positivo”.

Insomma, dopo tanti anni sarà la volta buona? Ce la faremo a portare a compimento questa come altre riforme?
“Si. Il Paese sta cambiando e di pari passo servono nuovo regole. Di una cosa sono convinto: le riforme vere nascono dal basso e poi vengono regolamentate a livello legislativo. E in questo caso è stato seguito questo percorso. Mi piacerebbe davvero tanto che questa riforma rappresentasse una storia sorprendente, una bella storia con il parlamento come protagonista”.

(Pier Francesco Bellini, La Voce di Rovigo)

 

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