Giovanni Paglia (SEL): «Il taglio retroattivo dei contributi all’editoria mette a rischio la libertà di informazione»


«Intollerabile» il taglio dei contributi all’editoria, in maniera retroattiva: così «si mettono a rischio le testate più libere» e il «pluralismo dell’informazione, pilastro di democrazia». Sì, invece, a una riforma che «distingua la stampa vera da quella fasulla ». Anche il deputato ravennate di Sel, Giovanni Paglia, si esprime contro il taglio del fondo all’editoria e avverte: dipendere solo dal mercato «mette a rischio la libertà di informazione».

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Onorevole Paglia, alla fine del 2014 la presidenza del Consiglio ha tagliato il fondo per l’editoria in maniera retroattiva. Questo mette a rischio la sopravvivenza di diverse testate nazionali e locali: una minaccia per il pluralismo dell’informazione?

«Partiamo dal presupposto che tagliare retroattivamente un contributo sia intollerabile, perché si mettono a repentaglio scelte imprenditoriali e gestionali fatte durante l’anno contando su quelle risorse. Dato che tutti conosciamo il mercato dell’editoria, non si può nemmeno fingere di non sapere che quella scelta avrebbe comportato il rischio di chiusura per molte testate, soprattutto locali. Il rischio vero è che quindi a rimetterci siano le testate più deboli, spesso più libere, e quindi il pluralismo dell’informazione, che è uno dei pilastri della democrazia ».

In alcuni territori, tra cui proprio la Romagna, il pluralismo pergiudicare mise di interrompere oltre 20 anni fa il monopolio dell’i nformazione. Cosa può significare oggi la scomparsa di una testata locale in un territorio come il nostro?

«Bisogna essere grati a tutti quei professionisti, quei finanziatori e quei lettori che hanno permesso in questi ultimi anni la pluralità di voci nella stampa locale. Se oggi dovessimo tornare indietro non sarebbe solo una perdita di posti di lavoro e di competenze, ma anche e soprattutto di libertà per tutta la cittadinanza, che avrebbe meno fonti per pergiudicare la cronaca e la politica locale».

Quanto alla libertà di informazione, il taglio dei contributi pubblici e l’incertezza sui contributi futuri renderebbero le testate sopravvissute comunque a rischio “autonomia”. Le mere logiche di mercato, copie e pubblicità, possono garantire libertà di informazione?

«Questo è un punto molto serio, perché attiene alla libertà di stampa e quindi di informazione come diritto sostanziale e non solo formale. Dipendere solo o quasi dai finanziamenti pubblicitari rischia infatti di mettere a rischio la possibilità di parlare di tutto e di tutti, senza alcuna reticenza, che dovrebbe essere ciò che chiediamo agli organi di informazione».

I blog, i social network e la comunicazione veloce di internet possono bastare a soddisfare il bisogno di informazione in un territorio locale?

«Io credo che l’informazione abbia bisogno di tutte le fonti, senza gerarchie. Non potrà tuttavia mai accadere che scompaia la necessità di professionisti che sappiano selezionare le notizie».

L’onorevole Lattuca del Pd ha già proposto un emendamento che “aggiusti” i contributi pubblici all’editoria . Lei, nel suo ruolo, pensa di potersi spendere per la stessa causa?

«Votare i tagli e poi annunciare che si porrà rimedio è uno stile di questa maggioranza, che io non condivido minimamente. Dal momento che io mi sono espresso contro l’attacco al pluralismo de ll ’informazione chiedendo lo stralcio del taglio, è ovvio che mi batterò perché si possa arrivare al ripristino del fondo, distinguendo sempre naturalmente fra la stampa vera e quella fasulla».

(dal Corriere Romagna del 22 gennaio 2015)

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