Gigi Pezzini (Fistel-Cisl): «Lo spettro della disoccupazione è ancora più forte»


ROMA. Non ci sono soltanto 700 giornalisti e 1.600 collaboratori a rischiare il posto e le mansioni lavorative, ma anche un gruppo di quasi 200 lavoratori poligrafici del comparto dei giornali e periodici cooperativi e non profit, colpiti dal taglio 2013 del Fondo per l’editoria del Governo e dalle incertezze tuttora aperte del finanziamento per il 2014. Il fronte dei sindacati dei lavoratori poligrafici e della comunicazione si è messo in movimento e ha aderito alla campagna “Meno giornali. Meno liberi” promossa da un cartello di nove associazioni e sindacati del giornalismo e della comunicazione.

Gigi Pezzini, componente della segretaria nazionale FisTel Cisl, ha risposto ad alcune domande.

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Oltre alle grandi trasformazioni tecnologiche in corso si stanno aggiungendo i colpi di scure del Governo al Fondo per l’editoria… che sorte avranno, di questo passo, i lavoratori poligrafici?

«Le conseguenze non possono che essere drammatiche purtroppo ed i numeri lo confermano. L’intero comparto poligrafico ha ormai meno di 4.000 addetti a livello nazionale con un dimezzamento avvenuto in meno di 10 anni. Sino al 2013 compreso abbiamo fatto fronte ai colpi delle chiusure e delle ristrutturazioni con gli ammortizzatori sociali mentre oggi gli strumenti utili, non sono più adeguati e non garantiscono le soluzioni a tutela delle eccedenze sul personale addetto evidenziate dalla crisi e dai piani di ristrutturazione. Nelle realtà cooperative poi lo spettro della disoccupazione per l’assenza di strumenti è ancora più forte. Nessun editore programma investimenti di strategia editoriale innovativa ma si corre in difensiva sulla competitività con tagli a i costi nelle singole imprese ed è anche vero che non esiste un credito specializzato che aiuti le imprese della comunicazione e informazione.»

Sono quasi 200 i lavoratori poligrafici legati a testate cooperative e non profit che stanno rischiando il posto di lavoro…sono numeri piccoli ma si aggiungono a crisi sempre più incidenti sull’occupazione nel settore della comunicazione cosa state facendo per rendere meno grave questo ulteriore impatto negativo sull’occupazione anche nel 2015?

«Unitariamente come federazioni in ogni istanza negoziale possibile insistiamo sulle controparti per la tutela occupazionale e su scelte di indirizzo editoriale rivolte a nuove formule, nuove piattaforme ed a contenuti innovativi.

Ma in realtà senza vendere inutile ipocrisia e demagogia, il più delle volte ai tavoli la discussione è in difesa, dignitosa ma pur sempre in difesa del lavoro ed alla ricerca di soluzioni e strumenti di protezione dalla disoccupazione.

Abbiamo aperto confronti sia sul rinnovo contrattuale fermo da anni, sul fondo di previdenza di categoria in condizioni disperate ed una difficile discussione con il Ministero sugli ammortizzatori sociali ed il prepensionamento

Ma credo fortemente che la categoria ha l’assoluta necessità di approdare ed integrarsi sia contrattualmenteche strutturalmente dento una filiera che comprenda tutto il mondo editoriale dalle attività produttive grafiche al comparto dell’emittenza e dell’Web.».

I tagli profondi inferti al fondo per l’editoria per il 2013 sono stati alla fine dell’anno scorso…un anno dopo perché il Governo è ormai cronicamente in ritardo nell’erogazione dei contributi hanno sbilanciato oltre 90 testate giornalistiche e 30 di esse entro giugno potrebbero chiudere…è ancora utile per le imprese senza grandi capitali avventurarsi nel mondo dell’editoria come garantirebbe l’articolo 21 della Costituzione?

«Un paese che non si dà come priorità l’investimento nel mondo della comunicazione e dell’informazione, alimenta crisi di libertà e penalizza gravemente l’interesse alla cultura.

Senza questa strategica scelta il governo sottrae risorse alla vita di interi gruppi editoriali ma soprattutto mette in pregiudizio di esistenza tante piccole testate importanti sia per gli occupati delle stesse che per la garanzia di pluralità dell’informazione che di democrazia.

Non ci sarebbe quindi né stimolo né prospettiva per avventure editoriali nuove che sarebbero invece molto utili al paese anche sul versante di un’occupazione legata all’innovazione».

Al 27° Congresso nazionale Fnsi che si è svolto il mese scorso i segretari Camusso (Cgil), Ragazzini (Cisl), Barbagallo (Uil) hanno appoggiato dal palco le rivendicazioni del sindacato unitario dei giornalisti sia sul tema della legge sul vilipendio, sia sulla difesa dell’editoria minore rappresentata da cooperative e non profit…pensate di riuscire come segretari delle categorie interessate all’informazione a prendere una posizione comune?

«Sulle questioni che mi sono state poste credo di poter garantire una opinione unitaria che possiamo e dobbiamo rendere pubblica come abbiamo già peraltro fatto in altre occasioni. Siate certi che verso il Governo, il Parlamento e il Paese i sindacati dei poligrafici e delle telecomunicazioni non sono né sordi, né ciechi, tanto meno muti».

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