Francesca Pancera (La Voce di Mantova): «Così si zittiscono le voci indipendenti»


MANTOVA. La Voce di Mantova è una testata storica, nata nel 1920. Risorta dopo il cupo periodo fascista, ha riaperto nel 1993 e, dopo la decisione del gruppo privato Editoriale Mantovana di chiuderla, un gruppo di giornalisti e poligrafici, riuniti nella cooperativa Vidiemme, ha avuto il coraggio di prendere le redini della direzione del giornale e di riportardlo nelle edicole di Mantova e della sua provincia dal 1999. Francesca Pancera, che lavora nella testata quotidiana, è la presidente della cooperativa editoriale.

lavocedimantova
Come avete vissuto questi ultimi quindici anni di vita nel vostro territorio?

Abbiamo riscontrato l’apprezzamento dei lettori per la pubblicazione di una “voce” libera e alternativa, in grado di fornire non solo un’informazione puntuale ma anche un’interpretazione di fatti e notizie che hanno coinvolto i nostri concittadini.

Su quali settori siete andati specializzandovi nella strutturazione del giornale?

Abbiamo puntato sull’informazione locale, fruibile unicamente attraverso la comunicazione quotidiana che riteniamo di aver fornito con puntualità e accuratezza.

Cosa pensate del taglio al fondo per il 2013, annunciato alla fine dell’anno scorso, dal Dipartimento per l’editoria presso la presidenza del Consiglio?

Purtroppo il venir meno del diritto soggettivo ha rappresentato la vera catastrofe del settore. La mancanza di una certezza economica ha provocato ripercussioni notevoli sulla stampa indipendente che, tuttora, rimane l’elemento fondante di un’informazione libera e oggettiva, scevra da condizionamenti.

Quali rischi corre la vostra testata a causa di questo brusco impoverimento dell’unico strumento pubblico di sostegno ai bilanci delle testate che non dotate di grandi capitali?

Il rischio è quello di zittire una “voce” in grado di fornire al territorio tante notizie che altrimenti sarebbero sottovalutate o peggio taciute da altri organi di informazione soggiacenti a logiche politico-economiche che non hanno mai fatto parte della nostra filosofia di comunicazione.

Cosa auspicate possa avvenire in questo decisivo mese per la sopravvivenza di giornali quotidiani e periodici che si sono sviluppati soprattutto negli ultimi trenta anni nella realtà italiana?

La speranza è che il Governo recepisca il grido d’allarme lanciato dai giornali liberi e indipendenti. E, oltre a rifinanziare in modo adeguato il fondo per il 2014, sappia veramente dar vita ad una riforma del settore che viene invocata da almeno un decennio. Una riforma che sia in grado di garantire la pluralità dell’informazione che ogni democrazia richiede.

Pensate che una esclusiva versione web ed online riuscirà a tenere il mercato in questo quadro di una crisi che dura dal 2008?

No, altre e molto più autorevoli testate hanno tentato la via della diffusione unicamente on line e hanno dovuto ricredersi per questa scelta editoriale. La soluzione probabilmente consiste nell’implementare le due forme di veicolazione delle notizie per fornire l’immediatezza del web ma anche per agganciare il lettore più tradizionale, abituato alla carta stampata.

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