Calari (ACI Comunicazione): «Il taglio dei fondi all’editoria ha messo in ginocchio l’informazione locale di qualità» 1


Nel 2013 e nel 2014 il drammatico taglio delle risorse per l’editoria ha causato conseguenze drammatiche: chiusura di testate importanti, come lo storico “Corriere Mercantile” di Genova, perdita di molti posti di lavoro (giornalisti, poligrafici e amministrativi), impoverimento del panorama informativo per i cittadini.

Siamo in audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati che sta discutendo le proposte di legge Coscia e Rampi per la riforma dell’editoria. Roberto Calari, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, prima di tutto punta il dito sulla decisione di tagliare senza preavviso il fondo per l’editoria. Un “vulnus” che ha messo in ginocchio molte importanti testate, in particolar modo locali. Da lì è partita la battaglia di civiltà di “Meno Giornali Meno Liberi”.

Non è banale ricordarlo al Parlamento. Più che tra le file dei grandi truffatori che hanno popolato il settore, le epurazioni dei contributi pubblici  hanno causato e stanno causando troppe “vittime” innocenti tra chi l’informazione la fa davvero sui territori. Giornali privi di rilevanza? No di certo. «Se mettessimo insieme tutta l’editoria locale e no profit e la confrontassimo con quello che vendono le più importanti testate italiane avremmo un numero di copie vendute nell’arco dell’anno che rappresenta l’altra metà dell’informazione di questo Paese, forse anche di più», rammenta il rappresentante dell’Alleanza delle Cooperative. Appare quindi più chiaro perché nei mesi passati diversi grandi editori si siano schierati contro ciò che resta del fondo per l’editoria. La tentazione di ottenere senza colpe ferire il monopolio di copie vendute, pubblicità e in definitiva ‘opinione pubblica, deve essere stata irresistibile.

In gioco però c’è un valore fondamentale per la democrazia, la possibilità di ascoltare più campane da parte dei cittadini. «Queste chiusure stanno determinando il fatto che in molti territori italiani ci sia una voce sola. Invece il pluralismo è necessario per le nostre istituzioni», spiega Calari.

E la forma cooperativa di queste esperienze editoriali? Secondo Calari, va tutelata e mantenuta nella nuova legge di riforma, «perché più vicina alle dinamiche dell’editore “puro” che può legittimamente beneficiare di una funzione pubblica da parte dello Stato e quindi anche di una contribuzione specifica».

Nel suo intervento Calari ha quindi affrontato il tema delle risorse destinate al progetto di riforma nella legge di stabilità, al momento attuale non sufficienti, e quello dell’innovazione: «Importante realizzarle, ma tenendo conto che carta e digitale devono interagire in un quadro di mercato in cui è ancora la prima a sostenere la seconda».

Infine un accenno sull’incrocio virtuoso tra “Buona Scuola” e percorsi di educazione alla comunicazione, «che tante nostre realtà hanno iniziato nel corso degli anni all’interno delle scuole, per favorire la crescita di una coscienza civica tra i giovani. Qualcosa che va oltre i progetti di diffusione dei giornali nelle classi».

Emilio Gelosi


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