Basta col populismo su una questione seria come il pluralismo dell’informazione


Il problema è che si ha l’impressione che tutto sia portato avanti solo per tenere issata quella che è stata una delle bandiere del movimento che contestava i contributi pubblici quando erano tutta un’altra cosa: parliamo di circa 500 milioni all’anno (oltre dieci volte in più della cifra attuale) e finivano anche in mani che niente avevano a che fare con l’editoria cooperativa e no profit. (…) Sono gli stessi che credono che le cose siano le stesse di parecchi anni fa e che, probabilmente, non sanno che quel contributo\acconto è l’ultimo baluardo per la pluralità dell’informazione. Nessuno, forse, gli ha detto che se cancellassero quei cinquanta milioni scarsi tante piccole realtà fatte di editori puri dovrebbero chiudere, mentre resterebbero solo i gradi gruppi (cinque o sei al massimo) che non sono proprio editori puri. Complimenti alla coerenza di chi vuole questo.

Davide Buratti, via Romagnapost

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