Angela Cortese, consigliere regionale Pd: “Editoria, la libertà è a rischio”


NAPOLI. Il fondo per l’editoria è ridotto al lumicino e copre poco più del 20% del fabbisogno. Questo ha messo in ginocchio più di 200 testate giornalistiche no profit. Se la situazione resta questa, le testate saranno costrette a chiudere e in strada andranno circa 3mila giornalisti, senza contare l’indotto. A parlare questa volta è Angela Cortese, consigliere regionale del Pd, segretario della commissione Cultura e presidente della commissione Anticamorra.

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Se si realizzasse questa ipotesi, l’informazione in Italia resterebbe solo nelle mani di quattro gruppi editoriali. Non ritiene che questo sia un rischio per la libertà di stampa?
«È un rischio concreto. Sono convinta che sia  fondamentale garantire un sostegno al settore. Tanto che proprio per venire incontro alle esigenze dell’editoria campana ho formulato una proposta che due anni e mezzo fa è diventata legge regionale. Purtroppo, però, la giunta Caldoro non ha ritenuto di finanziarla».

Nove associazioni di categoria hanno lanciato una campagna per fare pressione sul Governo e approvare una nuova legge sull’editoria, una legge che preveda controlli rigidi, ma che garantisca i fondi necessari alla sopravvivenza dei giornali. Condivide questa iniziativa?
«Senza dubbio. Non posso che condividere un’impostazione di questo tipo. I finanziamenti a pioggia e senza valutazione di merito andranno sempre a vantaggio dei soggetti politicamente più forti e più tutelati. Una ripartizione basata su criteri democratici e meritocratici, al contrario, tutelerebbe la sopravvivenza di quelle testate che svolgono una funzione informativa della quale non possiamo privarci. Quei giornali rappresentano ossigeno per territori che altrimenti resterebbero isolati».

È vero che in passato alcuni hanno approfittato di questi fondi, ma questo sta diventando per una certa politica l’alibi per cancellare una voce di spesa che garantisce un diritto sancito dalla Costituzione. Lo stesso Presidente della Repubblica ha chiarito la necessità di tutelare l’autonomia dell’informazione.
«Fin quando l’informazione, come la cultura, verrà considerata da una certa politica un costo e non un investimento per socializzare le informazioni e per fare opinione, non avremo futuro per le testate locali, che invece sono quelle più vicine alla gente e svolgono dunque una preziosissima funzione sociale».

La carta fondamentale dei diritti dell’Ue impegna ogni Paese a promuovere e garantire la libertà di espressione e di informazione. In altri Paesi dell’Unione questi finanziamenti vengono chiamati “fondi per la libertà di stampa”. In Italia non è così. Come se lo spiega?
«L’Italia ha risolto la questione inserendo la libertà di stampa nella Costituzione. Ma non basta: ad un simile auspicio vanno date gambe e sostanza. Non possiamo limitarci ad un mero enunciato di principio».

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford l’Italia nel 2014 spende solo 30 cent procapite per la libertà di stampa. In Francia si spendono 18,77 euro a testa, in Gran Bretagna 11,68 euro, in Germania 6,51 euro. In Europa siamo ultimi.
«Al di là di ogni discorso, garantire il pluralismo è l’unico modo per affermare veramente e fino in fondo la libertà di stampa. Se si ragiona assecondando unicamente i criteri del contenimento di spesa, si dimostra di non saper cogliere veramente la funzione che l’informazione riveste nelle dinamiche democratiche».

Tutta l’informazione locale, quella dei piccoli e dei grandi Comuni, è nelle mani delle società cooperative che vivono grazie al fondo pubblico. Senza questi soldi in Campania resterebbe solo il Mattino. Non le sembra una prospettiva inquietante?
«Certo. Bisogna assolutamente evitare che la stampa diventi appannaggio esclusivo dei grandi gruppi editoriali. Anche per questo ho promosso la legge sulla cooperazione sociale, approvata da poco dopo un’attesa lunga dieci anni. Sostegno economico alle cooperative sociali, tra le quali possono rientrare anche quelle che svolgono una funzione di carattere sociale, come le cooperative giornalistiche».

(fonte: Bruno Pavone – ilRoma.net, 23 marzo 2015)

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